Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa, non si è presentata. «C’era da aspettarselo» maligna ex post qualcuno, forte non solo del vuoto seduto al banco dei testimoni, ma anche dei precedenti della donna che fece tremare l’Italia con un colpo di Stato che non solo non era nelle cose, ma le è valso anche una condanna per calunnia.
«Legittimo» impedimento
Chiamata in aula dall’avvocato di Roberto Zorzi, il neofascista veronese accusato della fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, Di Rosa si è fatta anticipare da una email di scuse. «Mio figlio non sta bene, devo stargli al fianco, non posso venire a testimoniare». Un impedimento legittimo, o comunque fatto passare per tale dal presidente della Corte di Assise Roberto Spanò, che ha solo parzialmente svuotato di contenuti l’udienza in programma ieri.
Rapporti
Che Lady Golpe ci sia o no, conta poco. Riesce comunque a far discutere. In attesa di sentirla, a tenere banco è lo scambio epistolare – e pare non solo epistolare – che la signora dei presunti segreti di Stato avrebbe intrattenuto con il generale Massimo Giraudo, l’investigatore che, su mandato della Procura di Brescia, ha indagato cause, mandanti ed esecutori della strage di piazza della Loggia. Da quella relazione investigatore-persona informata sui fatti sono gemmati almeno due fascicoli di inchiesta: uno per stalking a carico di Giraudo e, indimostrata la fondatezza della denuncia sporta ad inizio del 2024 dalla signora (per alcuni spinta da terzi a sporgerla per mettere in dubbio l’onorabilità dell’ex Ros, ma anche e soprattutto per screditare le modalità con le quali questi raccoglie le testimonianze). E uno per calunnia, per gli stessi fatti, proprio a carico di Lady Golpe. Giraudo è stato archiviato. Di Rosa è di nuovo a processo.
Chat e «aberrazioni»
Nell’ambito dell’inchiesta aperta a Roma, per capire la fondatezza delle accuse a carico dell’investigatore, sono stati raccolti i contenuti dei cellulari dei due protagonisti. Dopo aver a lungo rifiutato il suo, Donatella Di Rosa ha messo a disposizione un telefono con diverse cancellature. Giraudo ha fornito tutto quello che aveva. Sono stati estrapolati «6.574 messaggi di chat. Vere e proprie aberrazioni» ha affermato in aula l’avvocato Stefano Casali chiedendo l’acquisizione di quel materiale in vista di un futuro esame della donna. «Messaggi a cui Di Rosa ha sempre risposto» hanno fatto eco dai banchi dell’accusa che, senza sapere se e quando la testimone verrà in aula, ha chiesto comunque che si proceda alla sua audizione a porte chiuse: fuori il pubblico e fuori i media. C’è la necessità di salvaguardare la dignità di entrambi, priorità sulla quale il presidente Spanò ha assicurato di non voler transigere; ma anche di separare ciò che interessa il processo da ciò che attiene alla loro privatissima sfera.
Intrecci
Per l’avvocato di Zorzi – che mira ad abbattere l’autorevolezza dell’investigatore e il suo metodo – le due cose però sono intimamente intrecciate e le risposte fornite da Lady Golpe, per questo, non proprio genuine. Di Rosa stessa lo escluse quando, a forza di tentativi andati a vuoto, decise di presentarsi al tribunale dei Minori. O meglio quando, dopo aver marcato visita quattro volte di fila, dietro la minaccia di farsi un viaggio verso Brescia a bordo di una macchina dei carabinieri, decise di accendere il computer e di collegarsi con l’aula di via Vittorio Emanuele in videoconferenza. Di farlo per dire cose che non sono state in grado né di cambiare la storia, né tanto meno il processo.




