Tre milioni e centomila euro. Parcheggiati su un conto corrente in Svizzera da chissà quanto tempo. Sicuramente da prima del 28 agosto 2006, quando in una villetta di via Zuaboni ad Urago Mella vengono uccisi Angelo Cottarelli, 56 anni, la compagna Marzenna Topor, 41 anni, e Luca, il figlio non ancora maggiorenne della coppia. A distanza di 19 anni da quello che rimane uno dei più efferati omicidi avvenuti in provincia di Brescia, è venuto alla luce il tesoretto riconducibile proprio a Angelo Cottarelli che era stato ucciso per aver truffato le persone sbagliate.
Banca elvetica
I soldi, rintracciati su un conto cifrato di una filiale della Credit Suisse, sarebbero fondi neri che Cottarelli faceva portare in Svizzera da un uomo di fiducia il quale sentito dalle forze dell’ordine fece mettere a verbale: «Quando partivo dall’Italia sembravo l’Omino Michelin da tanto ero imbottito di banconote». Se rintracciare il denaro non è stato facile, ancora di più è stato riportarlo in Italia, operazione chiusa nelle scorse settimane dopo una serie di iniziative giudiziarie.



