Con l’ala tesa nel cielo dei bresciani. Sopravvissuti, talvolta malconci o ridotti a frammenti. Eppure iconici, colorati, ancora formidabili nel loro metallico stagliarsi fra le vie di comuni e frazioni. Sono gli aerei che terminato il tempo del volo si sono tramutati in monumenti alla storia aviatoria. Sono diversi quelli entrati ormai a far parte del paesaggio di tante contrade. Senza contare gli esemplari appartenenti a rinomate collezioni private e quelli «musealizzati» lungo le piste interne alla base del 6° Stormo di Ghedi: i Diavoli rossi hanno gelosamente conservato frammenti del passato, dai ricognitori Republic F84F al Tornado Ids passando per il mitico F-104 «Cacciatore di stelle» (o fabbricatore di vedove...), che fa da «gate guardian» all’ingresso di via Aeroporto.
Pietre miliari

Una pur rapida e sommaria ricognizione ci consente di contare almeno una decina di velivoli divenuti simbolo del volo. La precedenza, per questioni cronologiche, va data ad alcuni addestratori militari North American T6 Texan, velivolo progettato negli Anni ‘30 e impiegato in Italia dal dopoguerra, nella livrea rigorosamente arancione dei «pinguini», come in gergo venivano chiamati i piloti dell’Aeronautica militare alle prime armi. Se ne contano due: uno a Quinzano in via Ciocca (originariamente transitato per il cortile delle scuole medie), e a Ospitaletto l’altro, appartenuto al 6° Stormo ora monumento in via XXV Aprile.

Agli anni Cinquanta risale invece il Piaggio P148 che un’azienda privata ha esposto in via Zara, a Brescia: si tratta anche in questo caso di un piccolo addestratore basico che fu in uso presso le scuole di volo delle nostre forze armate. Nato dal ripensamento di un Fokker olandese, è stato tra i primi velivoli prodotti dalla Piaggio nel dopoguerra, tanto che anche al museo di Pontedera ne è esposto un esemplare in versione «guardian gate».

La serie prosegue poi col caccia Lockheed T33A «Shooting Star» Diavoli Rossi che si staglia nello skyline di Rezzato, dove è collocato quale monumento all’Arma Azzurra in via Fratelli Kennedy.

Dall’hinterland alla Valsabbia, dove a Vestone troviamo un «macchino», ovvero l’addestratore Macchi MB 326, antesignano di quel «339» che tutti amiamo vedere impegnato nelle acrobazie mozzafiato delle Frecce Tricolori.

Anche sulla deriva e sulla fusoliera di questo aereo, tutto arancione, troviamo le marche aeronautiche che ne indicano l’appartenenza ai Diavoli Rossi: chi volesse vederlo, lo trova dal lontano 1995 lungo la Provinciale 237 - in quel tratto via Gargnà - all’interno di un’area di pertinenza di un’azienda privata.
I caccia

Nei mesi scorsi è tornato a far parlare di sè l’RF84F che dal 1975 fa mostra di sè in piazzale Aeronautica a Orzinuovi, stanti le precarie condizioni di conservazione e l’intenzione dell’Amministrazione comunale di rimuoverlo, alla luce dei rischi per l’incolumità dei passanti che hanno imposto anche il posizionamento di transenne. Troppo elevati i costi per la eventuale riqualificazione.
Proseguendo nel solco di altri due modelli che sono stati colonna portante dell’aviazione italiana post- bellica, due sono i caccia Fiat G91 (fra gli Anni Sessanta e Settanta in livrea blu volarono per la Pattuglia Acrobatica Nazionale) preservati nel Bresciano.

A Manerbio, a ridosso del bocciodromo comunale di via Duca d’Aosta, ecco il profilo inconfondibile di una versione «R», vale a dire ricognitore con il musetto «smussato» per far spazio a una fotocamera frontale, con gli stemmi del 2° Stormo all’epoca dei fatti di stanza a Treviso prima e a Rivolto poi.

L’altro «91» è invece a Lumezzane, dove la locale sezione dell’Associazione Arma Azzurra ha trasformato nel 2007 le 20 tonnellate di metallo dell’esemplare biposto da addestramento (il «T»), in un omaggio alla passione del volo e dei valori dell’Aeronautica militare. Lo si vede proprio nei pressi della sede del sodalizio in via Montesuello.

Una menzione merita anche la coda dell’F-104 che dal 2005 si trova a Cologne, all’incrocio fra via Corioni e via Piantoni, dove la locale sezione dell’associazione dell’Arma Azzurra la pose in memoria dei «Caduti dell’aria in guerra e in pace». Così per l’esistente.
C’era una volta

Ma altri retaggi della storia dell’aviazione hanno nel tempo fatto una loro comparsa in terra bresciana. Un cenno merita al riguardo un frammento di volo civile che forse tanti bresciani - specie se camuni - ricordano: quel South Aviation Se210 «Caravelle» che con livrea Alitalia, marche I-DAXU e nome «Canopo» terminò la propria ventennale carriera volatoria tramutandosi in ristorante lungo la Statale 42 a Breno, fra il 1983 e il 1993. Poi fu smantellato e, quindici anni più tardi, battuto ad un’asta giudiziaria nel Pavese. Quindi il silenzio. Quasi il contrappasso a quel frastuono di meccanica potenza che ha accompagnato la vita di tutti gli aerei ora a terra. Per sempre. Monumenti o meno che siano.




