Spreco alimentare, quasi un etto di cibo al giorno va nella pattumiera

Per l’Osservatorio Waste Watcher, ogni famiglia getta nella spazzatura alimenti per 290 euro all’anno
Verdure avariate
Verdure avariate
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Lo yogurt scaduto, il pane raffermo, quel pezzo di formaggio dimenticato nel frigo, un hamburger sbocconcellato che non ci va di mangiare il giorno dopo. Quanto cibo buttiamo? Secondo la Fao circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti nel mondo va perso o sprecato.

Lo spreco europeo

In Europa si sprecano più di 59 milioni di tonnellate di cibo per circa 132 kg a persona con ripercussioni su ambiente, economia e società. Nel Rapporto Food waste index 2024 si legge che nel 2022 sono andate sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo nel mondo. Ogni settimana nel nostro Paese si buttano 683,3 grammi di cibo a testa (erano 469,4 grammi nell’agosto 2023) e che lo spreco è cresciuto del 45,6%.

Uno spreco per l’ambiente e un colpo non trascurabile al bilancio familiare. La Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare si celebra il 5 febbraio ed è stata istituita nel 2014 con l’obiettivo di dimezzare in 10 anni gli sprechi: allora un italiano su 2 dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2019 era l’1% e nel 2021 gli italiani sono stati il popolo più virtuoso del primo Cross Country Report. Ma la pandemia «e il ritorno alla vita sociale – secondo l’osservatorio Waste Watcher – ci ha resi meno attenti nella gestione del cibo». E i dati sopra riportati lo confermano.

In Lombardia

In Lombardia le cose vanno un po’ meglio: il cibo finisce nel cassonetto meno di una volta al mese per un cittadino su 2 (50% contro il 48% del Paese) e il 4% dichiara di sprecare più volte nella stessa settimana, contro il 7% nazionale. Ma la rilevazione è del 2020 quando la maggior parte degli italiani era a casa 24 ore su 24.

I cibi che finiscono più spesso nella pattumiera sono quelli ortofrutticoli: frutta fresca (27,1 g) e verdura (24,6 g) in primis, seguiti da pane fresco (24,1 g), insalate (22,3 g), cipolle/aglio/tuberi (20 g). E non solo si buttano via soldi, ma dalla produzione al frigo ci sono risorse preziose come acqua, energia e carburante.

Il 50% dello spreco alimentare avviene nelle case. Cibo irrecuperabile. E spesso non è solo questione di educazione e organizzazione, ma della bassa qualità della materia prima che si deteriora in meno tempo.

A Brescia

E a Brescia? Difficile calcolare a quanto ammonta lo spreco in provincia, non ci sono studi specifici. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher che has redatto il report «Il caso Italia 2024» ognuno di noi butta in media 80,9 grammi di cibo ogni giorno (nel 2023 erano 75 grammi con una crescita dell’8,05%). Fatti due conti, quindi, vien fuori che ogni Bresciano, sempre in media, butta 29,5 kg di cibo all’anno. Erano circa 31 kg nel 2021. E, sempre stando ai dati de «Il caso Italia 2024» buttiamo, con arance ammuffite e biscotti lasciati scadere 126 euro a testa (290 euro a famiglia) all’anno.

Cibo recuperato

Fin qui la statistica. A darci la misura di quanto si butta (o si produce oltre il necessario) potrebbe darcela pure il quantitativo dei cibo recuperato anche se, ovviamente, questo è solo quello intonso, arrivato dall’industria, dalla grande distribuzione o da un sistema virtuoso legato alla ristorazione e alle mense scolastiche e aziendali.

Secondo i dati del Banco alimentare nel 2024 nella provincia di Brescia sono state recuperate 1.672 tonnellate di alimenti;nei primi 5 mesi e mezzo del 2025, invece, 519.381 tonnellate. Questo per 111 associazioni. Guardando ai dati del 2020 si nota un incremento dello spreco (ma in quell’anno c’era la pandemia): allora furono raccolte 1.617,5 tonnellate per un totale di circa 3.234.920 pasti, poi consegnato alle 106 associazioni caritative. Brescia è l’iniziativa più significativa del Banco alimentare lombardo per dimensione e impatto territoriale, grazie al magazzino dell’Ortomercato, una struttura da ben 1.400 mq.

Come invertire la rotta

Nel nostro piccolo molto possiamo fare molto per invertire la rotta: la Fao sostiene che bisogna «amare i propri avanzi». Bisogna aggiungere che sarebbe meglio acquistare pochi cibi deperibili alla volta e in piccole quantità che sappiamo di poter consumare in breve (o surgelarli) e prediligere piccole realtà del territorio che vendono ciò che producono senza sprechi, come i mercati dei produttori, e con poco tragitto da percorrere dal campo alla bancarella.

Tra i tanti mercati che la nostra provincia ha segnaliamo il mercato biologico «La buona terra», il sabato mattina (8-12.30) a Cascina Maggia e i tanti appuntamenti di «Campagna amica» di Coldiretti: il venerdì e il sabato in piazzale Cremona e i suoi «fratelli» di Mompiano, Rovato, Gussago, Palazzolo, San Zeno e Sale Marasino.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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