Cronaca

Con «Dispensa sociale» le eccedenze alimentari vanno a chi ha bisogno

L’esperienza è nata alla fine degli anni Ottanta per recuperare il cibo dell’Ortomercato: ecco come funziona
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Un mercato
Un mercato

Le eccedenze alimentari vanno a chi ha bisogno. L’esperienza è nata alla fine degli anni Ottanta con il recupero di cibo dall’Ortomercato per poi diventare un vero e proprio progetto nel 2001. «Dispensa sociale» di associazione Maremosso e Rete Cauto, realtà bresciana che coniuga ecologia e sociale, è una delle prime iniziative contro lo spreco alimentare in Italia e intercetta annualmente 1.500 tonnellate di cibo (2mila nel 2021 con una rete di 25 distribuzioni giornaliere e 8.200 annuali).

Recupero e ridistribuzione

Un modello di recupero e redistribuzione a scopo sociale di cibo proveniente prevalentemente dalle eccedenze della grande distribuzione che dà la possibilità di servire centinaia di migliaia di pasti (938mila nel 2021) all’anno a persone in condizioni di indigenza o a chi è seguito dalle circa 250 onlus bresciane che attualmente fanno parte della rete e aiutando, così, più di 33.000 in provincia.

Ambiente

Si fa del bene alle persone, ma non solo: questa rete genera un impatto positivo per l’ambiente dovuto al mancato spreco alimentare e al recupero dei prodotti prossimi alla scadenza.

Il valore economico del cibo recuperato e redistribuito corrisponde a circa 2 milioni di euro annui e per la grande distribuzione che dona a «Dispensa sociale» gli alimenti che non possono più vendere è un risparmio nella voce smaltimento che nel 2021 si aggirava attorno ai 150mila euro. Il cibo viene, dunque, dalla grande distribuzione, dagli ortomercati, da aziende alimentari, e poi c’è il sostegno dei cittadini sensibili che mandano donazioni per il progetto. Sono circa 100 i volontari coinvolti nel Bresciano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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