Ogni bresciano butta 11 chilogrammi di vestiti all’anno

Di contro, il mercato del seconda mano è cresciuto nel 2023 del 44%: la situazione
Il deserto di Atacama è una delle discariche tessili più estese del mondo
Il deserto di Atacama è una delle discariche tessili più estese del mondo
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Consuma risorse nella produzione e inquina quando ce ne liberiamo. La produzione tessile, e in particolare quella che va sotto il nome di fast fashion, ovvero moda veloce creata per durare una stagione, consuma molta acqua, energia e terreni.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente nel 2020, il settore tessile è stato la terza fonte di degrado delle risorse idriche e dell’uso del suolo. Si stima che per fabbricare una maglietta di cotone occorrano 2.700 litri di acqua dolce, quanto una persona beve in circa 2 anni e mezzo. In Italia, e quindi anche a Brescia, si conta che ogni abitante si liberi di 11 kg di abiti all’anno, per un totale di poco inferiore a 800mila tonnellate di prodotti tessili (5,8 milioni in Ue).

Restituzioni

Nel 2024 una percentuale tra il 20 e il 30% dei vestiti acquistati online e 2 su 10 di quelli presi in negozio sono stati restituiti. E questo è un problema perché riconfezionarli per rimetterli in vendita è più costoso che scartarli – e questo vale anche per l’invenduto –. E quindi vengono avviati verso un percorso diverso alla vendita. O vengono buttati nella più grande discarica del mondo di vestiti nel deserto cileno, che è visibile anche dallo spazio, oppure inviati in Ghana dove ogni settimana arrivano circa 15 milioni di vestiti in balle da 60 kg: 25 milioni al mese vengono venduti e gli altri finiscono nelle fogne.

Il Ministero dell’Ambiente, quindi, vuole introdurre la responsabilità del produttore nella filiera per renderli responsabili nella gestione promuovendo un modello più sostenibile. E pochi giorni fa il Senato francese ha approvato un disegno di legge per regolamentare il fast fashion e imporre una tassa ambientale progressiva sui capi d’abbigliamento a basso costo.

Nuove abitudini

Noi consumatori possiamo fare la nostra parte scegliendo prodotti durevoli e non solo: da un’indagine di Deloitte emerge che il 37% della Generazione Zeta (nati tra il 1997 e il 2012) e il 42% dei Millennial (nati tra il 1981 e il 1996) italiani hanno rinunciato al fast fashion. E infatti il mercato degli acquisti di seconda mano è in crescita tanto che nel 2023 il volume d’affari si aggirava attorno ai 26 miliardi di euro (+44% rispetto al primo anno di rilevazione) ovvero l’1,3% del Pil italiano.

Un’indagine dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per «Subito» della scorsa primavera rileva come il 60% degli italiani ha scelto, nel 2023, la compravendita di prodotti usati, terza azione più comune, dopo la differenziata e l’acquisto di lampadine al led, tra i comportamenti sostenibili. Nell’ultimo decennio l’usato è passato da 19 milioni nel 2014 a 26 milioni nel 2023. Ed è l’online a dare una spinta a questo fenomeno: Ispsos, nel luglio 2024, ha rilevato, indagando su un campione di oltre 1.500 persone, che il 74% era interessato alla moda sostenibile. Fondata in Lituania nel 2008 Vinted è tra le app più utilizzate con 3,5 milioni di membri in Italia. Ma ci sono centinaia tra app e siti, ognuno con la sua specializzazione, dal monomarca agli occhiali fino al lusso.

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