Troppo caldo, troppo a lungo. Due fattori determinanti che, storicamente, hanno innescato il dissesto della Val Rabbia di Sonico. Perché il materiale instabile in quota è enorme e lo scioglimento dei ghiacciai, dovuto alle temperature troppo alte, non garantisce più la tenuta dei versanti.
Timori confermati
Una situazione che in molti, soprattutto i più anziani ed esperti, avevano valutato pericolosa già da qualche settimana. E le previsioni nefaste, anche questa volta, ci hanno azzeccato. Non appena ha iniziato a piovere, nella notte tra mercoledì e giovedì, massi, fango e detriti si sono messi in moto dalle pendici della Val Rabbia, strappando i sensori lungo la montagna e mettendo in funzione gli allarmi.
Il sistema di allerta della popolazione, provato più volte negli ultimi anni, ha funzionato, ma la quantità di materiali scaricati lungo il torrente e la violenza delle acque è stata troppa, incontenibile. Nonostante i milioni spesi nei vent’anni precedenti per gli ultimi due dissesti dalla Val Rabbia, l’ultimo il 27 luglio 2012, che si era portato via, per la seconda volta, il ponte di Rino, il territorio e le opere di contenimento non hanno tenuto. Una situazione forse attesa, viste le condizioni meteo.

I precedenti
La Val Rabbia, di nome e di fatto, era già «venuta giù» anche nel 2006 e ancora prima nel 1985 e altre volte negli anni prima. Sempre preceduta da ondate di calore e da bombe feroci, che si sono scaricate sulle sovrastanti Val Gallinera e Valle di Bombiano, sulle pendici destra e sinistra. Impossibile, per l’uomo, nonostante i progetti e i milioni, arrestare una furia così.
Solo nell’ultimo decennio sono state ricostruite e realizzate briglie, allargati alvei, compresa la confluenza con l’Oglio, posati nuovi ponti e svasato più volte i greti. Anche nei giorni scorsi, tra Malonno e Sonico, era presente un escavatore in alveo. Ma nulla ha impedito alla furia di scatenarsi con tanta violenza, travolgendo tutto quanto si è trovata di fronte.
Il rosario seguente è sempre stato il medesimo: gente sfollata, costretta a lasciare le proprie case (ieri, a Rino, in molti hanno protestato perché non volevano uscire, facendo intervenire i carabinieri), infrastrutture interrotte, in particolare la statale e la ferrovia, e l’area a sud, soprattutto la zona industriale di Malonno, allagata dall’Oglio uscito dagli argini. Una soluzione era stata invocata dal sindaco di Sonico, Gian Battista Pasquini, ovvero l’innalzamento della Statale 42, in modo da evitare l’invasione dei detriti. Soluzione mai percorsa.



