Una mostra fotografica che unisce immagini e riflessione, invitando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra uomo e natura e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti del paesaggio. Realizzata con le fotografie della 16esima edizione del Premio Sirmione per la Fotografia, la mostra «Wound | Ferita» è allestita a Palazzo Callas fino all’8 novembre (ingresso libero da martedì a giovedì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19, venerdì e sabato fino alle 22).
L’intervento dell’uomo lascia segni sempre più evidenti sul paesaggio naturale. Troppo spesso, però, continuiamo a osservare la natura come un luogo incontaminato, dimenticando le trasformazioni e le ferite che la attraversano. La mostra riflette su questa contraddizione, attraverso un allestimento che affianca a ogni fotografia (ce ne sono 115) una seconda copia in bianco e nero, fisicamente strappata e ricomposta. Lo strappo rappresenta simbolicamente la violazione della natura: la cucitura, non cancella il danno ma lo rende leggibile, trasformandosi in metafora del tentativo di prendersene cura senza nascondere ciò che è accaduto.
Antica arte giapponese
L’allestimento, curato dall’architetto Mariangela Gavioli, si ispira infatti al Kintsugi, l’antica arte giapponese che considera la rottura e la riparazione parte della storia di un oggetto. Invece di nascondere le fratture, le rende visibili, riconoscendo nelle imperfezioni il valore della memoria e del tempo. Anche in «Wound | Ferita» la ricucitura non restituisce l’immagine originaria: rende visibile la ferita e invita a riflettere sul rapporto tra uomo e paesaggio. Anche quello di Sirmione e del Garda: ogni angolo, ogni prospettiva ha la sua dignità e la sua bellezza, segnata dal tempo e dalla convivenza tra natura e antropizzazione. Come le immagini in mostra dimostrano che non esiste un paesaggio privo di segni, così il lago ci insegna che la bellezza autentica risiede nella capacità di resistere e di rinnovarsi continuamente.



