La mattina sono soprattutto pensionati, tra le 9 e le 9.30 prendono posto sullo sgabello di fronte alla slot machine e iniziano a giocare. Una, anche due ore, dipende sempre da quanto «restituisce» la macchinetta. Con il calare del sole, cala anche l’età: quaranta, cinquant’anni circa (mai sotto i 35), lavoratori. Iniziano alle 17.30, «anche alle 14 se non hanno il turno di lavoro», spiega una dipendente seduta dietro al bancone di una cartolibreria a Palazzolo.
Nel sottofondo risuona l’inconfondibile musichetta delle slot, che illuminano un angolo nascosto del negozio, situato in un centro commerciale, dove passa tantissima gente. A sedersi alle slot, però, sono sempre gli stessi volti. Ma al di là dell’anagrafe e della location, l’identikit è sempre lo stesso: quasi esclusivamente uomini, pensionati o operai, reddito basso (almeno questo percepisce l’occhio), italiani ma anche tanti stranieri.
Chi sono
Camicia, giacchetta autunnale, jeans. A cavalcioni sullo sgabello, un uomo sulla settantina ha lo sguardo fisso sullo schermo, una mano appoggiata sul ginocchio, l’altra continua a premere i pulsanti illuminati, un gesto quasi meccanico, in cerca della combinazione vincente che però, parlano gli incassi, non arriva quasi mai. È quasi mezzogiorno, le altre due slot vicine a lui sono vuote, non perché nessuno giochi, anche se, spiega una barista di Ospitaletto, «solo rispetto a due anni fa i giocatori sono diminuiti tantissimo, quasi dimezzati». Non è ancora l’orario di punta: allora è tutta un’altra storia, per non parlare dei giorni in cui arriva la pensione, oppure lo stipendio.
«Sono capaci di stare qui per ore – continua –, ordinano un caffè o un aperitivo e lo bevono alla macchinetta. Non vanno neanche in bagno: si estraniano completamente, per loro il mondo in quei momenti sembra non esistere più». Si alzano sono quando non hanno più niente da spendere, difficilmente con qualcosa di più nel portafoglio. In un altro bar poco lontano è appena successo a un giocatore sui 45 anni. Si alza, paga la consumazione, e se ne va senza più guardare le macchinette. Il rito di ogni giorno.
«Avrà speso un centinaio di euro», racconta il titolare. Cambia il paese, non la situazione, soprattutto nei locali più accessibili, vicino al centro o nei centri commerciali. In alcuni casi saltano all’occhio, ma quasi sempre per trovarle bisogna addentrarsi nel locale, collocate in un angolo più riservato. Quasi un microcosmo, dove «perdere» indisturbati.



