Esiste un settore economico che non conosce crisi, e che si espande di anno in anno senza subire i contraccolpi degli eventi internazionali? Certamente sì, e si tratta del settore del gioco d’azzardo. E specialmente nel Bresciano, con dati in costante (e anche impressionante) crescita: in dieci anni sono stati bruciati oltre 23 miliardi di euro.
I dati
Come certificato da una relazione del Ministero dell’Economia presentata lo scorso aprile alla Camera, nel corso del 2025 la raccolta complessiva del gioco d’azzardo ha superato i 165 miliardi di euro a livello nazionale, risultando in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di pari passo, si mantiene elevato anche l’introito per lo Stato derivante dalla tassazione dell’azzardo: incassati 11,4 miliardi di euro nel 2025. Una raccolta fiscale che, per quanto rilevante, appare comunque in calo a causa del continuo aumento dell’azzardo online.

A livello nazionale, infatti, il volume dell’azzardo fisico è calato dell’1,3% rispetto al 2024, attestandosi a quota 64,4 miliardi; di contro, continua la crescita vertiginosa dell’azzardo online: i numeri indicano un +9,5% rispetto al 2024, raggiungendo la soglia dei 100,88 miliardi di euro giocati nel 2025. Scendendo ad una scala locale, la provincia di Brescia risulta essere il decimo territorio italiano per raccolta complessiva derivante dall’azzardo fisico e online, raggiungendo la somma di 3,22 miliardi di euro di giocate totali nel 2025.
A livello pro capite, sono 2.560 gli euro giocati da ogni abitante della provincia, includendo anche i bambini. Considerando le diverse tipologie di gioco, le preferite in provincia sono sostanzialmente due: le giocate fisiche con apparecchi e macchine (pari al 32,9% delle giocate totali) e – ancor più incisivo – l’azzardo online in giochi di abilità a distanza, che rappresenta oltre il 48% delle somme impiegate.
Tra i giovani

Ciò che preoccupa maggiormente – come riportato nel Libro nero dell’azzardo curato da Cgil e Federconsumatori – è la sempre maggiore percentuale di giovani e giovanissimi che entrano in questo mondo, attirati soprattutto dall’azzardo online. Degli oltre 17 milioni di conti attivi in Italia per le giocate digitali, il 21,1% risulta intestato a ragazzi tra i 18 e i 24 anni, e ben il 28,1% è riconducibile a ragazzi tra i 25 e i 34 anni. In generale, i motivi per cui l’azzardo online risulta in espansione sono sostanzialmente due: da un lato, per la facilità di accesso alle giocate data dallo strumento digitale; in secondo luogo, la «generosità» delle vincite. Infatti, degli oltre 1,55 miliardi di euro giocati online in provincia di Brescia lo scorso anno, nel 94,6% dei casi si sono registrate delle vincite. Tutto ciò spiega anche la crescita dell’azzardo online in provincia di Brescia: i dati indicano un +13,2% rispetto al 2024 - un numero superiore alla media italiana, quindi - e una crescita di ben il 32,1% rispetto al 2023, a fronte di un +22,9% registrato su scala nazionale.

Ludopatia
Nella nostra provincia sono almeno 26mila le persone che soffrono di ludopatia. La fotografia della situazione (drammatica) arriva da Ats Brescia. Ma i numeri cambiano completamente se guardiamo a chi accetta di curarsi, e allora piombiamo a circa 300 persone all’anno. I risultati delle varie ricerche evidenziano la difficoltà a tracciare un profilo del disturbo e della sua reale portata e conseguentemente una serie di criticità nella gestione del fenomeno. Da una ricerca fatta con l’Università Cattolica di Brescia, in merito ai problemi economici legati al gioco, è emerso che il 55,5% degli intervistati ha affermato di non conoscere nessuno in questa situazione, mentre il 28,8% ha ammesso il contrario. La ludopatia fatica però ad essere vista come una patologia: il 68% dei partecipanti ha dichiarato di non conoscere nessuno con problemi di salute legati al gioco; il 16,6% ha detto di conoscere persone con problematiche.
Malavita

La crescita che di anno in anno si registra nel settore del gioco d’azzardo costituisce una problematica piuttosto grave. Il report «Azzardomafie» individua due macrocategorie di rischi legati all’azzardo. Da un lato, questo costituisce una problematica sociale, con persone che vengono risucchiate in un tunnel dal quale è difficile uscire. I numeri dell’Istituto superiore di sanità indicano che in Italia sono presenti 1 milione e 500 mila giocatori patologici, pari a circa il 3% della popolazione maggiorenne; ad essi si aggiungono altre 1 milione e 400 mila persone considerate a rischio moderato. Un secondo elemento di rischio è legato alla massiccia infiltrazione delle mafie nel settore del gioco d’azzardo. Dal documento elaborato da Libera emerge che l’investimento di 1 euro da parte delle mafie nel settore del gioco d’azzardo sia in gradi di produrre dagli 8 ai 9 euro di ricavi, superiore persino alle rendite legate al narcotraffico.
Il riciclaggio
Questo racconta di un forte interesse della criminalità organizzata verso il settore, che si esplicita in tre diverse direzioni. Innanzitutto, inserirsi nel circuito delle macchine d’azzardo e imporne l’uso in esercizi commerciali da un lato permette certamente di guadagnare denaro; dall’altro, si rivela un utile strumento di controllo del territorio. In terzo luogo, il gioco d’azzardo è un efficace via di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Allo scopo si presta sia l’azzardo fisico, attraverso, ad esempio, l’acquisto in contanti e a prezzo maggiorato del 5 o 10% di un gratta e vinci vincente, regolarmente incassabile. Molto utilizzato è anche l’azzardo online: data l’elevata probabilità di vincita è possibile impiegare denaro frutto di attività illecite nel gioco digitale, dove – a fronte di una piccola perdita media preventivata – questo viene trasformato in vincite perfettamente legali.
La crescita del gioco d’azzardo non rappresenta dunque soltanto un fenomeno economico, ma anche una sfida sociale e di legalità. Solo attraverso prevenzione, controlli efficaci e una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini è possibile immaginare di limitare gli effetti di un fenomeno in continua espansione.



