Nel nuovo rifugio Caritas un letto, un riparo e del calore umano
Alle 10 del mattino in vicolo San Clemente, nel pieno centro storico della città, c’è silenzio. I letti sono rifatti, gli effetti personali in ordine, qualche vestito ancora umido è posato sull’attaccapanni. È una delle regole, qui. Lo spazio dev’essere sempre dignitoso, nel rispetto reciproco. Gli ospiti sono usciti da un paio d’ore, dopo aver fatto colazione. Pronti ad affrontare una nuova giornata di freddo e difficoltà.
Ma il nuovo rifugio di Caritas, aperto da poco più di un mese, ha permesso loro di affrontare l’ennesima gelida notte al caldo e con un tetto sulla testa. Una struttura accogliente, dove poter pulirsi, lavare i vestiti e rifocillarsi. Ma anche dove poter socializzare. E i 15 posti disponibili sono sempre occupati.
Nella vecchia scuola
«Già negli anni precedenti Caritas ha voluto offrire questo servizio perché in questa stagione il clima è particolarmente rigido e anche le persone più recidive ad accogliere ospitalità con il calo delle temperature accettano più volentieri un periodo di tregua». A parlare è Caterina Manelli, responsabile dell'Area grave marginalità di Caritas. Lo fa con profondo rispetto per gli ospiti, pesando ogni parola, ribadendo a più riprese che è necessario un nuovo modus pensandi rispetto a queste persone «che sono, appunto, persone».
Ma quest’anno è una sfida ancora più ardua quella di Caritas, che ha deciso di aggiungere un altro tassello nel già composito puzzle che è il sistema di sostegno ai senzatetto. Così in questa viuzza acciottolata d’altri tempi è stata riqualificata e adattata una vecchia scuola in disuso di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il contratto di locazione è pluriennale, perciò il progetto proseguirà, «quanto meno nella stagione invernale, grazie all’impegno degli operatori e dei volontari», assicura Manelli. Dal primo dicembre ad oggi in vicolo San Clemente 13/A sono state accolte 33 persone. «Ci sono italiani e stranieri tra i 45 e i 60 anni, ma stanno aumentando i più giovani. Un aspetto al quale dobbiamo porre attenzione».

Tra chi mette piede nel nuovo rifugio c’è anche chi prova a sbarcare il lunario con qualche lavoretto o attività di sostentamento, «che cerchiamo di favorire cercando di essere più flessibili nell’accoglienza e all’uscita dalla struttura al mattino».
Negli ultimi giorni però, con l’arrivo del grande freddo, le richieste sono aumentate. «A fronte di 15 posti disponibili, nell’ultimo spazio di assegnazione del 30 dicembre scorso le richieste sono state altrettante. Purtroppo le temperature sono veramente rigide e l’accoglienza non basta mai».
Fino ad aprile
Incastonato nel cuore di Brescia, il rifugio dell’accoglienza notturna invernale sarà aperto fino al 30 aprile e non sembra fare a schiaffi con il quartiere. Anzi, non di rado i residenti accompagnano persone fragili a bussare alla porta in vicolo San Clemente. «Credo che la presenza in centro possa essere molto significativa anche per i residenti affinché possano vivere queste persone in modo più sereno – conclude Manelli –. La presenza in pianta stabile di operatori e volontari dà loro maggiore sicurezza».
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