L’indomani il ritrovamento della scritta «10:12» sullo stipite d’ingresso della sede cittadina del Partito Democratico prende posizione anche Casa della Memoria. L’associazione che rappresenta i famigliari delle vittime della bomba esplosa alle 10.12 del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia, oltre alla vicinanza al Pd, esprime più di una preoccupazione sull’accaduto.
«28 maggio 1974, Piazza della Loggia. Manifestazione antifascista. Ore 10.12: esplode una bomba collocata in un cestino dei rifiuti: 8 morti e 102 feriti. La strage era stata preannunciata qualche giorno prima, ma anche allora ritenuta una delle tante provocazioni di quel tempo. Ci sono simboli – si legge nel comunicato – che non avvengono mai per caso, riproponendoli, ci dicono del momento presente. 14 luglio 2026, Sede del Pd. Una scritta sopra un cestino dei rifiuti: 10.12. Un avvertimento per dirci: a tempo opportuno faremo come allora?».
«Obiettivo chiaro»
Casa della Memoria sottolinea che quella scritta è comparsa in un momento storico in cui, in tutta Europa, Italia compresa, si fanno largo movimenti di estrema destra che «si rifanno ai fantasmi del passato per imporre soluzioni autoritarie» e si chiede quale sia il significato di quelle quattro cifre, vergate proprio su un cestino dei rifiuti. «L’obbiettivo è chiaro – si risponde l’associazione dei famigliari delle vittime –: colpire la democrazia e quindi l’idea stessa di Europa, anche nei suoi strumenti internazionali. Colpire la democrazia nelle sue regole costituzionali e sociali: autonomia dei poteri; rispetto dei diritti; superamento delle disuguaglianze sociali, dignità e rispetto della persona; parità di genere».
Per Casa della Memoria, quindi, quella scritta non è un attentato solo al Pd, ma a tutte «tutte le componenti sociali e politiche del nostro sistema democratico». Quella scritta però è anche un invito. «Ricorda ad ogni cittadino come è nata la Repubblica; come è stata costruita, difesa. Come fecero i bresciani in quei giorni del maggio 1974 che alla violenza risposero con la pratica costituzionale della partecipazione: una pratica e una responsabilità quanto mai attuale».




