Nuova puntata della disputa che vede coinvolti l’Amministrazione comunale di Roè Volciano e il gruppo Silmar. Il rischio, adesso, è che le lavorazioni previste a Roè Volciano finiscano altrove e con loro anche una quarantina di nuovi posti di lavoro. La riconversione di una parte dell’ex ferriera Leali, progettata da Valsir resta, infatti, bloccata.
La vicenda
A Roè Volciano Valsir possiede dal 2018 circa 17mila metri quadrati dell’ex sito Leali, 8mila coperti, sottoposti a una costosa bonifica e al rifacimento del sistema di captazione delle acque, intervento che ha contribuito anche a risolvere i frequenti allagamenti dell’area pubblica antistante. Utilizzati inizialmente come deposito, tre anni fa, emerge l’idea di utilizzare i capannoni per trasferirvi, su circa 5mila metri quadrati, attività di meccanica a freddo e assemblaggio di raccordi.
Comincia così l’interlocuzione con il Comune e a febbraio del 2025 viene presentata la documentazione per la variazione d’uso. A ottobre parte l’iter per la variante al Pgt. Regione e Provincia esprimono parere favorevole, Ats chiede integrazioni e Arpa alcuni approfondimenti, il Comune dunque ritiene necessaria la Valutazione ambientale strategica e invita Valsir a presentare relativa documentazione. A dicembre, però, salta la discussione in Consiglio, con la maggioranza che ritira il punto all’ordine del giorno.
Intanto cresce l’opposizione al progetto, con un’assemblea promossa dalla minoranza «Roè Volciano Bene Comune», la nascita di un comitato e una raccolta firme. E in municipio cambiano idea: sindaco e maggioranza annunciano che «non è prevista, né ora né in futuro, l’approvazione del piano attuativo Valsir in variante al Pgt».
Valsir ricorre al Tar e intanto affitta metà dei capannoni a Fondital, altra società del Gruppo Silmar, come magazzino. Vengono segnalati abusi edilizi, ma Arpa e Carabinieri Forestali non rilevano irregolarità. Il Comune comunque contesta la conformità dell’attività al Pgt. Fondital ricorre al Tar e nelle scorse settimane ottiene la sospensiva.
Lavoro
Ora resta il nodo della produzione. «Se la situazione non si sblocca continueremo ad utilizzare l’area come magazzino e le lavorazioni le porteremo da un’altra parte», afferma Andrea Niboli, a capo di Valsir e presidente di Silmar, ricordando gli interventi previsti per limitare rumore, traffico e occupazione dei parcheggi pubblici.
«Ci dispiacerebbe, perché la nostra politica industriale è sempre stata quella di mantenere le lavorazioni in Valle Sabbia a favore dell’occupazione: i nuovi posti di lavoro sarebbero stati una quarantina. Portare la produzione altrove sarebbe un peccato».



