Sclerosi multipla, anche la bresciana Panina firma lo studio innovativo

La professoressa è stata co-autrice senior dello studio che ha portato alla scoperta del bavisant, una molecola che ha mostrato potenziali proprietà neuroprotettive e rimielinizzanti
La docente Paola Panina - © www.giornaledibrescia.it
La docente Paola Panina - © www.giornaledibrescia.it
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Uno studio innovativo sulla sclerosi multipla progressiva, recentemente pubblicato su Science Translational Medicine e accolto con grande interesse dalla comunità scientifica internazionale, vede tra i protagonisti la professoressa Paola Panina, ricercatrice bresciana e co-autrice senior del lavoro.

Professoressa di Biologia cellulare sperimentale all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Panina è impegnata da anni nello studio delle forme più gravi e progressive della sclerosi multipla, ambito nel quale le opzioni terapeutiche restano ancora estremamente limitate.

La malattia

La sclerosi multipla progressiva, la forma più grave della malattia: colpisce oltre un milione di persone nel mondo e fino a 20mila in Italia ed è caratterizzata da una neurodegenerazione continua, con perdita della mielina e progressivo deterioramento delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi non arrestabile con le terapie disponibili.

È da questo bisogno clinico ancora insoddisfatto che nasce il progetto internazionale BraveinMs, avviato nel 2017 e coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dall’Irccs Ospedale San Raffaele, con il coinvolgimento di alcuni dei più autorevoli centri di ricerca al mondo, tra cui il Paris Brain Institute, la University of California San Francisco e l’Università di Münster.

Lo studio

La ricerca ha portato all’identificazione di una molecola, il bavisant, che nei modelli sperimentali di sclerosi multipla progressiva ha mostrato potenziali proprietà neuroprotettive e rimielinizzanti. Si tratta di un risultato di grande rilievo sul piano della ricerca preclinica, perché il bavisant si è dimostrato capace di agire su due dei meccanismi più distruttivi della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di riparazione della mielina.

Oltre al valore scientifico della scoperta, Panina sottolinea l’importanza del metodo di ricerca adottato: una piattaforma innovativa di screening che combina modelli umani avanzati, cellule staminali derivate dai pazienti, intelligenza artificiale e una forte collaborazione multidisciplinare internazionale.

Questo approccio ha consentito di analizzare oltre 1.500 farmaci già noti e di individuare, in modo rapido e predittivo, una molecola inizialmente studiata per i disturbi del sonno e della veglia, rivelatasi per la prima volta efficace nei modelli sperimentali di sclerosi multipla progressiva.

In questo contesto, l’identificazione del bavisant apre nuove prospettive per la ricerca sulla sclerosi multipla progressiva, pur trattandosi di risultati che richiedono ulteriori studi prima di un’eventuale applicazione clinica nell’uomo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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