Cronaca

La cultura in sciopero a Brescia: «Basta precarietà e appalti»

In piazza del Foro uno dei presidi della mobilitazione indetta in tutta Italia dai sindacati Fp Cgil e Nidil Cgil. La protesta contro l’esternalizzazione dei servizi
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

I manifestanti davanti al Capitolium - © www.giornaledibrescia.it
I manifestanti davanti al Capitolium - © www.giornaledibrescia.it

I lavoratori della cultura incrociano le braccia. Contro il precariato, ma anche contro la «frammentazione» del settore, con molti servizi esternalizzati tramite appalti, e per chiedere «un piano straordinario di assunzioni da parte del Ministero della Cultura» e l’istituzione di un «reddito di discontinuità» per le professioni culturali «intermittenti» per loro stessa natura. Sono queste alcune delle rivendicazioni dello sciopero in corso oggi in tutta Italia, indetto da Funzione pubblica Cgil e Nidil Cgil , con presidi in 14 città, tra cui Brescia. Dove, per effetto dello sciopero, oggi è stata annullata la prima proiezione dell’«Eden d’estate», la rassegna cinematografica all’aperto proposta da Fondazione Brescia Musei al Museo di Santa Giulia. Anche il cinema Nuovo Eden resterà chiuso oggi.

Il presidio in piazza del Foro

Tra le 14 città italiane dove la Cgil ha organizzato un presidio c’è anche Brescia: l’appuntamento era questa mattina in piazza del Foro. La mobilitazione coinvolge il personale del Ministero della Cultura, i lavoratori con contratto Federculture e chi è occupato nel settore della cultura con lavoro precario, somministrato o autonomo. I sindacati promotori dello sciopero, a cui a Brescia ha aderito il 20% dei lavoratori con contratto Federculture, sono Funzione Pubblica Cgil, che rappresenta i lavoratori che svolgono funzioni pubbliche in enti statali, parastatali, enti locali e aziende – e Nidil Cgil, che tutela chi svolge lavori somministrati e atipici. 

«Questo sciopero si è reso necessario nel momento in cui la spesa che potrebbe essere destinata alla cultura per aumentare le assunzioni viene tagliata dal governo per sostenere il riarmo», ha detto la segretaria segretaria generale della Fp Cgil Brescia, Nadia Lazzaroni. I sindacati denunciano le criticità del settore: «precarietà», «pochi finanziamenti», «uso distorto degli appalti», ricorso a partire Iva fittizie e a contratti pirata», «precariato».

Il presidio in piazza del Foro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il presidio in piazza del Foro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

La situazione a Brescia

E la «frammentazione» del settore, acuita dal ricorso agli appalti. Se al Vittoriale i 42 dipendenti sono assunti con contratto Federculture, in Fondazione Brescia Musei i dipendenti con questo tipo di contratto sono solo 28. «Ce ne sono altri 120 che afferiscono agli appalti», ha spiegato Lazzaroni. «Sono una parte importante dei servizi di biglietteria, di sorveglianza e di pulizia è affidata a lavoratori in appalto, con l’applicazione del contratto multiservizi. L’obiettivo dello sciopero in vece è proprio di reinternalizzare e assumere, riportando all’interno del perimetro pubblico i diritti: spesso gli appalti vedono meno diritti, meno tutele e minori retribuzioni. Noi invece pensiamo che in un paese con un patrimonio culturale come quello italiano queste situazioni di precarietà non siano accettabili».

L’Archivio di Stato e la Soprintendenza

Una situazione particolare a Brescia riguarda i dipendenti dell’Archivio di Stato e della Soprintendenza. «Sono le due sedi che fanno capo al Ministero della Cultura qui a Brescia», ha spiegato Lara Scaroni della Fp Cgil. In totale tra i due enti i dipendenti sono una cinquantina, di cui 40 in Soprintendenza, «ma molti funzionari hanno doppi incarichi», ha spiegato la sindacalista.

«In particolare l’Archivio di Stato ha subito nel tempo una riduzione dei dipendenti di un terzo rispetto a quelli che erano in forze una decina di anni fa  ha detto – ha detto Scaroni –. I lavoratori rimasti a breve andranno in pensione, ma non sono ancora attivi i concorsi per sostituirli. Chiediamo da tempo di poter attivare i “comandi”, cioè il “prestito” del dipendente di un altro ente locale a un’amministrazione diversa, in questo caso il Ministero della Cultura, dando dopo un certo numero di anni la possibilità di stabilizzarlo».

Una soluzione, secondo la sindacalista, ci sarebbe: «A Brescia abbiamo una parte dell’Archivio storico edilizio dentro l’Archivio di Stato, c’è la disponibilità di cedere alcuni colleghi, ma il Ministero non risponde».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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