Brescia vista dal giornalista olandese: «Città autentica e stratificata»

Il caporedattore di National Geographic Historia Olanda, Servaas Neijens, ha trascorso quattro giorni ospite di Visit Brescia, della Film Commission e di Brescia Musei: scriverà una storia per il numero autunnale della rivista
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Servaas Neijens, caporedattore di National Geographic Historia Olanda, al Santa Giulia
Servaas Neijens, caporedattore di National Geographic Historia Olanda, al Santa Giulia

Prima il Museo di Santa Giulia, il parco archeologico, il tempio capitolino e il corridoio Unesco. Poi le piazze della città, il duomo nuovo e il duomo vecchio, il Broletto, palazzo Loggia, il torrione Ina… Sembrava un turista qualsiasi, Servaas Neijens, eppure non lo era. Il caporedattore di National Geographic Historia Olanda, rivista bimestrale dei Paesi Bassi, era qui per vedere con i propri occhi una città di cui aveva sì sentito parlare, ma di cui voleva fare esperienza personalmente prima di scriverne sulle pagine del magazine.

A dir la verità non era la sua prima volta qui, come ci ha raccontato in questa intervista. Ma era la prima volta che osservava Brescia con consapevolezza e con lo sguardo aperto allo stupore. Perché Brescia, come spesso accade a turisti e visitatori (in questi giorni in città è pieno di tedeschi), stupisce. E così ha fatto.

A ospitarlo ci ha pensato il team di Visit Brescia in collaborazione con la Film Commission del Comune di Brescia e con il coinvolgimento di Fondazione Brescia Musei. In quattro giorni Neijens ha toccato tutti i principali luoghi storici e archeologici della città, facendo anche due tappe gardesane (a Desenzano, dove ha visitato la Villa Romana, e Sirmione, per le Grotte di Catullo). Il racconto di queste giornate troverà spazio sulle pagine della rivista il prossimo autunno, ma intanto l’idea che Neijens si è fatto della città è abbastanza chiara.

Servaas, conosceva già Brescia prima di questo viaggio?

Potrei dire che questa è stata la mia seconda volta in città, ma in realtà la prima fu circa cinquant’anni fa e non ricordavo nemmeno di esserci stato. La visitammo con mio padre quando avevo 14 anni: era molto interessato all’archeologia. Tenevamo una lista di tutti i posti in cui viaggiavamo e quando ho deciso di venire a Brescia l’ho controllata, trovandola nell’elenco.

Stavolta cosa l’ha portata qui?

Un agente di viaggio olandese mi ha chiesto se fossi interessato. Non conoscevo molto della città, quindi mi sono documentato e l’ho trovata affascinante.

Che idea aveva prima e cosa l’ha sorpresa di più?

Naturalmente ero a conoscenza del tempio capitolino e del museo di Santa Giulia, ma la grandezza e l’intensità di entrambi mi hanno lasciato a bocca aperta. Ma anche la città in sé mi ha fatto un’ottima impressione: non affollata, ma viva. In Italia ci sono molti luoghi bellissimi, ma ormai sono solo negozi e gelaterie. Brescia è autentica.

Servaas Neijens in piazza della Loggia
Servaas Neijens in piazza della Loggia

A proposito delle altre città, cosa contraddistingue Brescia, a suo parere, dagli altri luoghi che presentano rovine romane?

La cosa unica è la continuità concreta e visibile delle diverse epoche. Romana, longobarda, medievale… Il fatto che la città sia compatta e che tutto sia vicino la rende facile da visitare, e allo stesso tempo affascinante. La transizione, dunque.

Fuori dall’Italia però non è ancora così conosciuta. Le potenzialità perché diventi una città d’arte sulla mappa dei turisti ci sono?

Sì, credo che si stia facendo un bel lavoro. Per esempio, durante l’annuale holiday fair a Utrecht (la Vakantiebeurs) c’è sempre uno stand dedicato a Brescia e alla sua provincia, che so essere bellissima e che credo tornerò per visitarla. Sì sta lavorando molto per renderla più conosciuta. Oggi le persone che arrivano dai Paesi Bassi in automobile (è il mezzo più amato per le vacanze italiane) scendono direttamente verso il centro Italia e Firenze, senza fermarsi, perché la ritengono troppo vicino al confine. Peccato, dovrebbero fermarsi! Speriamo che la storia che uscirà sulla nostra rivista aiuti.

A tal proposito: quando verrà pubblicata?

In ottobre. Sarà per lo più un profilo storico e archeologico di Brescia.

Per questa storia lei è venuto personalmente. Oggigiorno è raro, spesso giornalisti e turisti si documentano online. Quanto è importante l’esperienza diretta, al di là delle nozioni che si possono leggere sui libri o sulle enciclopedie su Internet?

Vero, ma per fortuna ancora molte persone amano leggere le storie sulle riviste, quelle scritte da chi è stato personalmente nei luoghi come ho fatto io qui, controllando di persona ciò che ho letto in precedenza. Viaggiare è un’esperienza diversa e unica. Io a Brescia ho percepito anche l’atmosfera e ho visto con i miei occhi i dettagli nella pietra, per esempio.

Con quale immagine presenterebbe dunque Brescia ai lettori e alle lettrici olandesi?

Difficile scegliere. Forse la basilica di San Salvatore, una chiesa affascinante che incorpora dettagli romani, medievali e longobardi. La croce di Desiderio è il pezzo forte, quello più d’impatto, ma in generale è lo spazio che racchiude in maniera più visibile la stratificazione storica di cui parlavo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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