Doveva essere un appostamento temporaneo, una soluzione ponte da utilizzare a «ricoverare le masse» attese a Santa Giulia (e poi effettivamente accorse) nei mesi delle grandi mostre. Per questa ragione Luca Rinaldi, Soprintendente alle Belle Arti di allora e di oggi, autorizzò nel 2004 la realizzazione temporanea della tensostruttura da 9mila metri quadri.
Doveva restare un biennio, ma a vent’anni di distanza il «lascito Goldin» è ancora al suo posto nonostante le proroghe si siano esaurite e lo stesso Soprintendente Rinaldi abbia più volte ribadito la necessità di rimuovere il tendone che ospita la biglietteria e il bookshop del museo, oltre alla famigerata White room, inagibile da tempo a causa delle perdite d’acqua.




