Santa Giulia e quella tensostruttura «temporanea» da 20 anni

Doveva essere un appostamento temporaneo, una soluzione ponte da utilizzare a «ricoverare le masse» attese a Santa Giulia (e poi effettivamente accorse) nei mesi delle grandi mostre. Per questa ragione Luca Rinaldi, Soprintendente alle Belle Arti di allora e di oggi, autorizzò nel 2004 la realizzazione temporanea della tensostruttura da 9mila metri quadri.
Doveva restare un biennio, ma a vent’anni di distanza il «lascito Goldin» è ancora al suo posto nonostante le proroghe si siano esaurite e lo stesso Soprintendente Rinaldi abbia più volte ribadito la necessità di rimuovere il tendone che ospita la biglietteria e il bookshop del museo, oltre alla famigerata White room, inagibile da tempo a causa delle perdite d’acqua.
La segnalazione

La questione annosa – a tratti sommersa, ma mai sepolta – è tornata alla ribalta nelle scorse ore, dopo che Cesare Giovanardi ha segnalato la situazione direttamente alla Direzione Generale Cultura della Regione, deputata alla gestione dei siti Unesco, evidenziando in particolare quelle che l’esponente di Europa Verde definisce «spese di manutenzione straordinaria per sistemare la copertura della tensostruttura abusiva con evidente e potenziale danno erariale di 730.000 euro stanziati nel piano opere pubbliche dell’anno 2025». Un presunto illecito per cui Giovanardi, nella sua missiva, paventa pure il ricorso all’autorità giudiziaria.

Perentoria su questo punto la smentita dell’Amministrazione, con la responsabile del procedimento Anna Begni, che conferma come «l’intervento di consolidamento e restauro del manto di copertura del complesso museale di Santa Giulia», cui si fa riferimento del programma dei lavori pubblici 2023/2025, riguarderà i tetti del complesso museale. Nuovo stralcio di un intervento complessivo di risanamento delle coperture già in corso da tempo. «Gli unici soldi che spenderemo – assicurano dalla Loggia tagliando corto – saranno quelli per la demolizione della tensostruttura. Fondi che non sono stati ancora appostati, perché ancora manca un calcolo definitivo della cifra necessaria».
Il soprintendente e il Comune
Che la struttura abbia i giorni contati è però una certezza. Lo dice senza mezzi termini lo stesso Rinaldi, che ne autorizzò la nascita e ora spinge per vederne la caduta: «L’autorizzazione è scaduta e come Sovrintendenza stiamo continuamente sollecitando il Comune affinché provveda alla rimozione e, di concerto con Fondazione Brescia Musei, a trovare una soluzione per collocare la biglietteria. È una questione annosa, un po’ come quella che riguarda il Bigio e in generale piazza Vittoria. In ogni caso attendiamo con fiducia che si arrivi a una soluzione».

A dirla tutta gli annunci negli anni non sono mancati. La stessa sindaca Castelletti, allora assessora alla Cultura, nel luglio 2023 rispondeva a un’interrogazione di Fratelli d’Italia preannunciando un concorso di idee per trovare una soluzione alla questione biglietteria e White room. L’anno scorso, poi, la tensostruttura era stata danneggiata dai violenti temporali estivi. Tanto che lo spazio eventi è stato «cordonato» e dichiarato inagibile.
Le prospettive
«È un tema che abbiamo ben presente e a cui gli uffici preposti stanno già lavorando – confermano dalla Loggia –. Un progetto sul tavolo al momento ancora non c’è, ma ci sono stati degli incontri fra il Settore dell’edilizia monumentale e Fondazione Brescia Musei. Attualmente si sta lavorando a una soluzione provvisoria per la biglietteria, in modo che si possa procedere allo smantellamento della tensostruttura. Poi avverrà il trasferimento in una sede definitiva, con le soluzioni che sono ancora al vaglio».
Quella più suggestiva, di cui si parla da anni, guarda a palazzo Maggi Gambara, edificio cinquecentesco affacciato proprio sull’area del Teatro romano, a metà del Corridoio Unesco che collega il Capitolium e l’area archeologica al Museo Santa Giulia. Un piano che potrebbe prendere forma se e quando si dirà addio al tendone provvisorio. Che tanto provvisorio più non è.
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