Inagibile e «scaduta»: Santa Giulia dice addio alla sua White room

I violenti temporali di agosto hanno provocato danni anche alla tensostruttura che ospita la «White room» del Museo Santa Giulia, al momento inutilizzabile a causa delle infiltrazioni d’acqua che si sono registrate in seguito alle forti piogge.
Gli eventi che erano stati qui programmati vengono per il momento ospitati in altre sale a disposizione della Fondazione Brescia Musei, come il vicino auditorium in via Piamarta o le sale conferenze della Pinacoteca e del Museo del Risorgimento.
Il problema
La struttura, che ospita anche la biglietteria e il book shop del museo, non ha nemmeno vent’anni. Venne eretta nel 2004, quando si rese necessario uno spazio congruo per far fronte all’enorme afflusso di visitatori attirati nella nostra città dalle mostre organizzate da Marco Goldin. Il Soprintendente alle Belle arti che era oggi come allora Luca Rinaldi, autorizzò la sua realizzazione perché e purché «temporanea», per una durata di due anni, poi diventati di proroga in proroga diciannove.
Al momento però quell’autorizzazione risulta scaduta e anche da tempo. Aspetto questo che il Soprintendente tratterà con la sindaca Castelletti e con la Fondazione Brescia Musei la prossima settimana nel corso di un incontro che vedrà sul tavolo anche altri temi. «Il Comune e Brescia Musei si devono attivare per trovare una soluzione - afferma Rinaldi -. Visto che poi nell’area degli orti del complesso di Santa Giulia dovrebbero essere collocate quelle grandi opere d’arte che alcuni artisti hanno donato alla città, si dovrebbe elaborare un progetto organico di riqualificazione complessiva di quell’area, che non è solo il Viridarium ma che comprende uno spazio molto più ampio».
Ma se mai, quindi, la tensostruttura dovesse venire eliminata, biglietteria e White room dove potrebbero trovare collocazione?
La soluzione
Un’ipotesi suggestiva emersa nel corso degli anni, ma che al momento però sembra piuttosto lontana dalla sua concreta realizzazione, era quella di utilizzare un ristrutturato palazzo «Maggi Gambara», edificio cinquecentesco affacciato proprio sull’area del Teatro romano, a metà del Corridoio Unesco che collega il Capitolium e l’area archeologica al Museo Santa Giulia.
Dando così al palazzo - che negli anni era stato una scuola, caserma dei carabinieri, sede della Polizia locale e poi chiuso nel 1956 - una sua fruizione pubblica. L’ipotesi era emersa nel corso di un convegno che si era tenuto anni fa sul futuro del Teatro romano e del vicino palazzo. A tracciare la strada di un progetto di utilizzo come biglietteria d’ingresso al complesso archeologico erano state la presidente della Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli, e l’allora vicesindaca, oggi sindaca, Laura Castelletti, che aveva parlato di «operazione culturale» che avrebbe dato «all’archeologia un ruolo sociale per aiutare i cittadini nella riscoperta del proprio passato, con un processo partecipativo di costruzione di conoscenza e di identità».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
