San Pietro in Lamosa, il fascino di un monastero

«E il mondo, scuotendo la polvere da sé, si ricoprì di un candido manto di chiese». Così Rodolfo il Glabro, monaco benedettino vissuto tra X e XI secolo, trasmette la suggestione di un paesaggio medievale disseminato da una costellazione di edifici ecclesiastici, tra cui, primi fra tutti, spiccavano i monasteri.
La Franciacorta era e resta particolarmente ricca delle tracce di queste fondazioni monastiche. Le principali sono il Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo e l’Abbazia di San Nicola a Rodengo Saiano, entrambi dipendenti dall’abbazia di Cluny, fondata nella contea di Mâcon, ad occidente della Saona, nel 910 da una personalità di notevole rilevanza: il duca Guglielmo di Aquitania.
San Pietro in Lamosa
L’abbazia di San Pietro in Lamosa rappresenta un magnifico esempio di architettura romanica. Eredi e innovatori della vita del cenobio monastico, i francescani e i domenicani, i cui primi insediamenti bresciani risalgono al XIII secolo, cominciano, tra il tardo medioevo e la prima età moderna, a costruire sedi proprie anche nel territorio franciacortino. Prima del 1083, per centinaia d'anni, questo luogo fu sede di culti prima pagani e poi cristiani. Da quell’anno si trasformò in monastero che svolse importanti funzioni religiose, economiche, socio-assistenziali e culturali. Nel 1535 il monastero fu acquisito dai canonici regolari di San Salvatore di Brescia.
L’Abbazia di San Nicola
L’abbazia olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano fu invece fondata verso la metà dell’XI secolo su un quadrivio romano, che portava alla città e serviva da ostello per i pellegrini in viaggio per Roma. Le più antiche attestazioni documentate della sua esistenza risalgono agli anni 1085-1090. Il monastero di Rodengo affermò presto una propria autonomia. Già nella seconda metà del XIII secolo, tuttavia, lo sviluppo spirituale ed economico del monastero si era arrestato. Documenti riferiscono di un numero di monaci e di conversi che non arrivava a dieci persone. Nel 1446 l’abbazia fu affidata agli olivetani.
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