Il Papa ha ricordato il cardinale Camillo Ruini esprimendo «gratitudine al Signore per il dono di questo stimato uomo di Chiesa, che visse con generosità il suo ministero». Leone XIV ha definito Ruini «esperto e saggio fratello, corroborato da fede profonda, acuta intelligenza e sguardo lungimirante, che ha servito con discrezione e abnegazione il Vangelo e la Chiesa».
Sarà proprio il Pontefice a celebrare le esequie oggi pomeriggio nella basilica di San Pietro. Con lui ci saranno cardinali, vescovi, e anche parroci romani perché il cardinale, scomparso a 95 anni, è stato per decenni punto di riferimento della Chiesa di Roma e d’Italia.
In Emilia
Poi il feretro sarà condotto nella diocesi natale del cardinale, Reggio Emilia, ed è annunciata una seconda celebrazione che verrà presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi nella Cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno. Quindi la salma sarà sepolta nella tomba di famiglia al cimitero di Dinazzano.
Intanto ieri a Roma la camera ardente. Tra i primi a rendere omaggio il cardinale Matteo Zuppi e monsignor Giuseppe Baturi, presidente e segretario di quella Conferenza episcopale italiana che per anni ha visto alla guida proprio il cardinale, amante della politica ma soprattutto della Chiesa alla quale ha dedicato tutta la vita con un vigore anche criticato negli anni proprio per il suo protagonismo. Hanno reso omaggio, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, Pierferdinando Casini, Andrea Riccardi, mons. Rino Fisichella.

Gli ultimi giorni
Ruini è dunque morto come voleva: a casa e circondato dai suoi affetti, accudito fino all’ultimo da Pierina, sua assistente da una vita. A lei aveva chiesto da settimane di non essere portato in ospedale e di essere curato, per quanto fosse possibile, a casa. Chi l’ha potuto incontrare negli ultimi giorni ha trovato il solito Ruini lucido, dalla mente vivace. Ma le difficoltà fisiche, a partire dalla necessità costante dell’ossigeno, facevano pensare che questa volta la situazione era irreversibile.
Il cordoglio
A ricordare Ruini è tutto il mondo cattolico, da Comunione e Liberazione all’Azione Cattolica, da Sant’Egidio al Rinnovamento nello Spirito. Perché il cardinale, nella sua concezione della Chiesa, che non doveva essere «irrilevante», ha sostenuto preti e movimenti ecclesiali, parrocchie e sacerdoti. Nei suoi diciassette anni alla guida della diocesi di Roma, come vicario di Papa Wojtyla, ha inaugurato quasi sessanta nuove chiese, affidandone la progettazione ad architetti, in un tempo in cui dentro la Chiesa si tendeva a risparmiare, senza puntare troppo alla bellezza dell’arte.
Alla guida della Cei ha avuto un rapporto privilegiato con la politica che oggi, nonostante il cambio di generazione, lo ricorda con stima. Maurizio Lupi di Noi Moderati rilancia una delle frasi più famose del porporato: «Meglio essere perseguitati che ininfluenti». «Era un padre spirituale, una guida e un grandissimo esempio di fede», confida la ministra della Famiglia Eugenia Roccella. Un ricordo arriva dalla Polonia, dal cardinale Stanislaw Dziwisz, storico segretario di Giovanni Paolo II, «a cui fu vicino in momenti decisivi per la vita della Chiesa e della società, sempre animato dal desiderio di testimoniare il Vangelo nel cuore degli uomini e del mondo».



