Cronaca

A Sale Marasino le cascine saranno trasformate in strutture turistiche

Il Comune negli ultimi due anni si è mosso per rendere più facile il compito di chi vuole investire per creare un’attività
Flavio Archetti
La cascina Volpi - © www.giornaledibrescia.it
La cascina Volpi - © www.giornaledibrescia.it

Il recupero delle cascine sparse dismesse salesi, circa 150 costruite tra il 1800 e il 1920, ha un potenziale che va oltre l’uso abitativo e può diventare un volano per nuove attività turistiche e per l’economia ambientalmente sostenibile della zona.

Trasformazioni

Un primo esempio virtuoso è già in arrivo attraverso un progetto che prevede la ristrutturazione della cascina Volpi in zona Portole, con una trasformazione che la renderà capace di ospitare cinque camere da letto, un bar e un piccolo ristorante. Il piano di intervento verrà portato in uno dei prossimi consigli comunali, perché è solo il consiglio che può dare il via libera ai lavori, ma a quanto pare sarebbe in dirittura di arrivo.

Come sarà la cascina Volpi
Come sarà la cascina Volpi

Un altro investimento rinnovatore, a riprova che le cose si stanno muovendo, è già stato approvato dal Comune qualche mese fa e riguarda un cascinale di grandi dimensioni, il Creder in località Presso, in cui la proprietà realizzerà una serie di appartamenti da mettere in affitto. Per capire la condizione salese però serve anche fare una premessa. Il recupero dei rurali storici costruiti sulle pendici della montagna e nei prati periferici è stato considerato per 35 anni un lavoro non fondamentale per lo sviluppo di Sale Marasino, per giunta ostacolato da adempimenti burocratici non facili da dipanare.

Il lavoro dell’Amministrazione

L’Amministrazione comunale in carica ha messo le cascine storiche tra i punti qualificanti del suo programma elettorale e in questi due anni di «governo» si è mossa per rendere più facile il compito di chi vuole investire per rimettere a nuovo, o per creare un’attività.

Come raccontato dal vicesindaco Davide Salghetti, «il piano di recupero e tutela delle cascine sparse è del 1990 e prevedeva due possibilità di intervento: quello di restauro e risanamento, con possibilità di toccare pochissimo dell’esistente, e la ristrutturazione, che lasciava mano più libera ma a Sale riguardava un numero molto ridotto di edifici. In consiglio abbiamo approvato una delibera, in linea con la legge regionale 12/2005 ma che sfrutta le possibilità introdotte dal più recente articolo 40 Ter, per derogare ad alcune norme comunali e prevedere, per esempio, il cambio di uso degli edifici e ampliamenti del 20% della superficie esistente, con limiti che noi abbiamo stoppato a un massimo di 50 metri. Nei recuperi viene dichiarato anche l’interesse pubblico – conclude Salghetti – perché si ferma il degrado e c’è un pagamento di oneri standard più consistente del normale a favore del Comune».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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