Un viaggio senza partenze e arrivi, dove i bagagli non servono, ma i benefici dello staccare dalla routine, per concedersi un «momento a parte» ci sono tutti. Da una decina di anni è attiva alla casa di riposo di Pisogne, guidata dal presidente Oscar Panigada, la trenoterapia, terapia non farmacologica rivolta agli ospiti con varie forme di demenza.
Per stare meglio
L’obiettivo è ridurre ansia, agitazione e disturbi comportamentali prima di ricorrere ai farmaci, favorendo al tempo stesso rilassamento, dialogo e riemersione dei ricordi. In un’ala della Rsa, dove c’è il giardino d’inverno, è stata ricreata la stazione di Pisogne, con il coinvolgimento degli studenti del liceo artistico di Lovere: ci sono una panchina, l’insegna della stazione e soprattutto un vero vagone ferroviario di vecchio stampa, donato dalle Ferrovie.
All’interno ci sono due sedili, uno di fronte all’altro, il portabagagli con vecchie valigie e tutti quei dettagli capaci di richiamare alla mente i viaggi di un tempo. In uno scenario quasi fiabesco, una volta chiusa la porta l’educatrice fa partire il video registrato lungo la ferrovia camuna, che scorre dal finestrino, da Brescia a Edolo e viceversa. È stato realizzato da un videomaker professionista e permette di ammirare tutti i paesaggi e udire i rumori del treno.
Il meccanismo
La forza della terapia sta proprio nella capacità di rendere credibile l’esperienza, infondendo nelle persone il relax di un viaggio in treno, come quando «si era giovani». Al termine, per alcuni ospiti è come essere davvero arrivati a destinazione e poi tornati a Pisogne.

«Proponiamo la trenoterapia sia al bisogno sia all’interno di programmi regolari, in base al progetto individuale dell’ospite – spiega l’educatrice Mara Antonioli –. Il viaggio dura in genere non più di mezz’ora, perché la capacità di attenzione degli ospiti è limitata. A volte il paziente conversa, racconta che sta andando dalla mamma o al lavoro, altre volte si rilassa fino ad addormentarsi. Questo per noi significa avere raggiunto l’obiettivo. Mentre il paesaggio scorre, spesso l’ansia e l’agitazione si placano e riaffiorano i ricordi, facendo tornare il sorriso. È un piccolo viaggio virtuale che dona un benessere reale e profondo».
La tecnica funziona soprattutto con persone in una fase intermedia della compromissione cognitiva. Si tratta di una pratica ancora poco diffusa, ma che a Pisogne continua a essere utilizzata con regolarità, accanto ad altre terapie non farmacologiche come la bambola-terapia e la pet therapy.



