Cronaca

A Rovato Capuozzo racconta la «piccola guerra» del Friuli

Il giornalista e scrittore sarà oggi presente nella Sala del pianoforte per ricordare il terremoto che impegnò i bresciani durante i soccorsi
Tonino Zana
Taglio del nastro del Villaggio Brescia, il 12 luglio 1976 - © www.giornaledibrescia.it
Taglio del nastro del Villaggio Brescia, il 12 luglio 1976 - © www.giornaledibrescia.it

Alle 18.15 di oggi, lunedì 27 aprile, nella grande Sala del pianoforte a Rovato, Toni Capuozzo converserà sul suo ultimo libro, «Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli». Ci saranno premi per industriali della Franciacorta, musica adeguata al sentimento di memoria dell’incontro, presenze istituzionali per consegnare le benemerenze.

Presenze

In prima fila quella macchina da guerra di Mariuccia Ambrosini, grande creditrice delle comunità bresciane per il lavoro culturale profuso, Anna Maria Gandolfi, Pier Giuseppe Massetti. Il sindaco Tiziano Belotti a fare gli onori di casa. Capuozzo, lo ricordiamo alle nuove generazioni, è un giornalista scrittore con i controfiocchi, di quelli che danno del tu alle guerre e ai terremoti, secondo un canone di onestà morale per cui se parli di una questione di morte e ne parli con particolari e sentimenti diretti, devi esserci, non scrivere cronache dal piano gradito di un cinque stelle. Capuozzo sta sulla porta o dentro la tragedia della guerra, del terremoto, nei posti in cui il male dell’anima esplode e colpisce inermi, bambini, innocenti.

In Friuli

Ci siamo incontrati con Toni Capuozzo secondo quel modo di essere nello stesso posto, testimoniare il bene e magari non vedersi, non ricordare per via degli anni che mettono macerie di smemoratezze su macerie insanguinate e contribuiscono a disperderci, ad annullare la presenza. Invece fummo insieme nel suo Friuli dopo il 6 maggio 1976, quando la terra impazzì e si mise ad aprirsi distruggendo ciò che forse, lentamente, stava per cambiare, dalla malga alla fabbrica senza l’intervento di una maledizione disumana ancora segreta alla scienza e alla spiritualità.

Impegno

Per «noi» intendo il Giornale di Brescia carico di generosità e umanesimo. Il GdB fu nel Friuli con «truppe» coraggiose, con la dirigenza, con ogni parte della corazzata giornalistica ed editoriale, tipografia, redazione, amministrazione. Capuozzo a Gemona, se ne accorse bene dei bresciani a Buia, una decina di chilometri più in là, dove il nostro Giornale fondò case e difese feriti e diseredati. Ancora oggi ci intestiamo quel Villaggio Brescia. Partirono con entusiasmo e preghiere e mani nude.

Incontrammo Capuozzo anche a Paganica, era l’aprile freddissimo del 2009, dentro le ore di un altro terremoto, in Abruzzo. Contammo con Capuozzo i morti del suo e nostro Friuli, novecentonovantanove, e a Paganica i 30 seppelliti di un paesino, lì vicino, Onna, a cui tornò un giovane alpino dell’Afghanistan: cercava parenti e un suo amico, il padre e la madre li trovò sani e salvi; l’amico sparì nel muro della sua casa.

Questa sera, con Capuozzo, porteremo i nostri nomi accanto ai tanti suoi nomi e ricostruiremo quel camposanto dei morti e dei vivi dove andiamo a pregare. Con l’anima piena di pianto e di «avanti» per la vita che ci spetta, nel corteo permanente dell’esistenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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