Dal Reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione: richieste dimezzate
La povertà non si è dissolta, ma il numero di chi vive tra le mura del sostentamento risulta addirittura dimezzato. A mettere nero su bianco questa dicotomia sono i dati del Rendiconto 2024 del Civ Inps: l’anno scorso l’Italia ha speso 4,4 miliardi per l’Assegno di inclusione, l’erede meloniano del Reddito di cittadinanza di grillina memoria, risalente al 2019. Una cifra che vale proprio la metà degli 8,8 miliardi erogati nel 2021, anno di picco del Reddito. Dunque chi vive sotto quella soglia drammatica è in via d’estinzione? Tutt’altro.
Lo scenario
«Le norme più restrittive dell’Assegno di Inclusione hanno abbattuto la platea dei beneficiari che prima chiedevano il Reddito di cittadinanza, è uno scenario che riscontriamo anche a Brescia», spiega Fabio Raggi, direttore di Acli Brescia.
Secondo i dati Inps, dal primo gennaio al 30 settembre sono pervenute nel Bresciano 6.968 richieste di Assegno, che si sommano alle 251 in giacenza al 31 dicembre del 2024. Quelle accettate sono state però 6.294, di cui oltre un terzo nel capoluogo (2.443). A colpire è proprio il dato della città, dove più di un residente su cento necessita di aiuto statale. All’Assegno per le famiglie con minori, disabili e over 60 si aggiunge poi il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) per gli occupabili tra 18 e 59 anni. Ma i numeri restano comunque ben lontani da quelli del 2022, quando la provincia di Brescia contava circa 17.651 percettori di Reddito di cittadinanza, distribuiti in 9.312 nuclei familiari (l’importo medio mensile erogato si attestava a 468 euro per i primi otto mesi dell'anno).
In sostanza, oggi nel Bresciano chi ottiene un sostegno per il proprio minimo sostentamento risulta più che dimezzato. Gli uffici che lavorano il maggior numero di pratiche sono quelli delle Acli (circa il 30%) e dei principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil), che coprono una fetta pari a circa il 40%). La restante parte è coperta da una miriade di piccoli Caf e Patronati disseminati nelle singole città.
Le richieste

«Nel 2024 come Patronato Acli a Brescia e provincia abbiamo inviato 2.600 domande all’Inps, che ne ha accolte 1.300 – continua Raggi –. Nel 2025 le domande inviate sono 1.800 ma non abbiamo ancora dati aggiornati sugli accoglimenti, anche se probabilmente la percentuale rispetto alle domande presentate dovrebbe essere più alta perché gran parte di coloro che hanno inoltrato richiesta quest’anno l’hanno ripresentata per il primo rinnovo, scaduti i primi 18 mesi di percezione. Ma per fare un paragone, nel 2022, l’anno del secondo grande rinnovo, avevamo presentato all’Inps 3.000 domande di Reddito di cittadinanza e ne erano state accolte 1.700».
Insomma, di certo l’abolizione del Reddito e la stretta sui requisiti per l’Assegno hanno giovato alle casse statali e hanno messo a posto i conti, ma il Paese reale ne ha sofferto.
Le regole
Secondo le nuove stringenti norme dell’Adi, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso allo stesso tempo di un ISEE non superiore ai 10.410 euro e di un valore del reddito familiare non superiore a 6.500 euro annui. Si aggiungono inoltre diversi paletti patrimoniali. Così molti che rientravano nelle graduatorie del RdC sono rimasti fuori dall’Adi. Oggi appare dunque sempre più difficile ricevere quei 480 euro minimi al mese (6.000 annui oppure 7.560 euro annui se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni o da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza) è dunque sempre più difficile.
E dire che l’Italia vanta ancora oggi il record storico di povertà assoluta, 5,7 milioni di persone: uno su dieci, con picco di minori poveri. Un’emergenza che mostra le sue ferite anche a Brescia, dove sempre più lavoratori attivi finiscono nel limbo della povertà, pur avendo un’occupazione.
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