Redditi bassi e stipendi inadeguati: il paradosso di Brescia povera ricca

Povertà e lavoro a basso reddito. Due temi importanti trattati dall’Istat nel rapporto annuale 2024, che restituisce un quadro non esattamente idilliaco della situazione.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, in Italia si sono raggiunti livelli mai toccati in precedenza con 2 milioni 235mila famiglie e 5 milioni 752mila individui in povertà. Anche sul fronte lavoro la situazione è preoccupante: se si considera l’analisi delle retribuzioni in termini reali, infatti, l’Italia è l’unico paese con un livello medio inferiore al 2013. Il potere di acquisto delle retribuzioni lorde è cresciuto nella media europea del 3 per cento, mentre in Italia è diminuito del 4,5.
Nel Bresciano
Problematiche queste che si riscontrano anche sul territorio bresciano, che l’Istat identifica comunque come «abbastanza forte». «L’eliminazione del Reddito d’inclusione e del Reddito di cittadinanza ha dimezzato la platea delle famiglie che venivano sostenute direttamente – spiega l’assessore al Welfare in Loggia Marco Fenaroli –. La ricaduta la misuriamo nel tempo: è logico che per le famiglie a reddito fisso le cose si complicano nei mesi invernali, quando le bollette diventano più pesanti. Le forme di sostegno che ci vengono richieste sono quelle per l’integrazione delle rete per le mense scolastiche o per le strutture di accoglienza dei disabili e delle persone anziane non autosufficienti».
Andando più sul concreto, anche la provincia di Brescia ha pagato lo scotto di inflazione e rincari, che negli ultimi due anni hanno raggiunto la cifra di 4mila euro: dati che mettevano Brescia al 24esimo posto tra le città più care, con una spesa che tra 2022 e 2023 è cresciuta per le famiglie di oltre 1300 euro, a causa di un’inflazione del 5,1%.
Oltre alla spesa, c’è il fronte affitti. L’emergenza abitativa è una sfaccettatura della povertà e condiziona la vita di moltissime famiglie anche nel Bresciano a causa dei canoni cresciuti e della sostanziale scomparsa del mercato privato.
Gli stipendi
C’è poi la questione legata ai salari, legato a doppio filo alla qualità della vita dei bresciani. «Brescia ha un vantaggio storico rispetto ad altre realtà: una forte esperienza di contrattazione aziendale in grado di dare risposte efficaci – precisa Fenaroli, che è stato anche segretario generale della Cgil bresciana –: Brescia Trasporti, ad esempio, è intervenuta con un’azione concreta di fronte a salari che in qualche modo incentivano una fuga verso altre realtà. Importante è anche il welfare aziendale: è forse un po’ precario, ma certamente aiuta i dipendenti».
La aziende bresciane sono solide, questo è un dato assodato. Il problema è dato dai contratti, di troppi tipi e non sempre adeguati a livello di retribuzione. O meglio, il reddito medio è in crescita (le dichiarazioni dei redditi del 2023 parlano di 24.556 euro annui), ma la forbice tra ricchi e poveri si allarga sempre più. Trovando poi casi eclatanti nelle categorie dei giovani. Un esempio? Per quasi 20mila under 25 che lavorano nel settore privato parliamo di stipendi sotto i 15mila euro l’anno. E se consideriamo l’impatto di affitto (ammesso che ci si avventuri a vivere in autonomia), spese di sostentamento e utenze, la situazione non è certo rosea.
Più poveri e sottopagati: fotografia impietosa nel paese del welfare che non c’è.
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