Sarà il 2027 a dirci di più sulla presenza del gas radon nel Bresciano: per ora si sa che sui 90 comuni di Regione Lombardia inseriti nella cosiddetta «Area prioritaria», 19 sono nel Bresciano. E ora si sta lavorando su altri 10 nel territorio dell’Ats di Brescia.
Il punto sullo studio relativo alla presenza del gas radioattivo nel Bresciano è stato fatto ieri durante il convegno «Il radon - Prevenzione per la salute pubblica» organizzato da Ats con l’Università degli Studi di Brescia.
La mappa
I Comuni che fanno parte dell’Area prioritaria nel Bresciano sono 19 (Anfo, Bagolino, Caino, Casto, Ghedi, Idro, Lavenone, Lodrino, Montirone, Odolo, Ponte di Legno, Sabbio Chiese, Temù, Vallio Terme, Valvestino, Vestone, Vezza d'Oglio, Vione, Vobarno), di questi 15 sono nel territorio dell’Ats di Brescia.
Attorno a Ghedi e Montirone, e precisamente a Borgosatollo, San Zeno Naviglio, Castenedolo, Montichiari, Calvisano, Isorella, Gottolengo, Leno, Bagnolo Mella e Capriano del Colle, via Duca degli Abruzzi sta facendo ulteriori verifiche.
«Questa campagna, iniziata lo scorso anno, si concluderà alla fine del 2026. E i risultati arriveranno ad inizio 2027» ha detto l’ingegner Andrea Paladini, dirigente della Struttura semplice salute e ambiente di Ats Brescia spiegando che si tratta di 162 posizionamenti e 324 dosimetri installati nelle case dei privati. Un’azione non solitaria dato che Ats è stata anche in 10 istituti scolastici e «siamo riusciti a diffondere la conoscenza del gas radon e, attraverso questa opera di sensibilizzazione, abbiamo consegnato 50 dosimetri» ha aggiunto Paladini.
I dati
Essere in Area prioritaria non vuol dire che il radon è confinato in quei 19 comuni, ma che, «stanti i dati statistici, c’è una possibilità più alta di superamento dei valori di riferimento di radon rispetto agli altri. Ma questo - avverte l’ingegnere - solo perché abbiamo potuto fare dei rilevamenti. Per questo stiamo ampliando il raggio d’azione: se si aumenta il bagaglio conoscitivo aumenta la consistenza dei dati statistici. Non è detto, dunque, che i 15 non possano diventare di più. È in divenire».
La tabella di marcia è già decisa: si concluderà tra settembre e dicembre il secondo periodo di misura entro fine anno. Poi i dosimetri passeranno ad Arpa che farà le misure e arriverà il dato medio. Da qui ci sarà il dato statistico oggettivo.
Le soluzioni
Le indagini non sono certo fine a loro stesse: conoscere vuol dire sapere come intervenire. E nel convegno si è puntato proprio sul far conoscere a una platea fatta di medici e studenti di medicina, tecnici, ingegneri e geometri le prassi e l’iter corretto. Le parole d’ordine sono «misurare, intervenire e coinvolgere» e, ampliando, «individuare aree a rischio, informare, promuovere la prevenzione e diminuire la concentrazione». Quest’ultimo passaggio è fondamentale perché così solo così possono diminuire i rischi per la salute umana.
«Come agenzia siamo impegnati principalmente nell’individuazione delle aree prioritarie, per noi l’indagine non è esaustiva: siamo impegnati con Regione e Ats a portare avanti la mappatura nei Comuni nei quali non abbiamo dati sufficienti. Rileviamo che c’è un aumento d’interesse su questa tematica – ha detto Rosella Rusconi, dirigente responsabile del Centro regionale radioprotezione di Arpa Lombardia – in particolare negli esercenti delle attività produttive nelle aree prioritarie e in chi si occupa di edilizia residenziale. Bisogna portare avanti l’attività di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro, per i privati è più difficile perché c’è bisogno di un impegno economico. Fare comunicazione in maniera corretta è comunque fondamentale».
«L’esigenza questo convegno nasce proprio dalla necessità di fare prevenzione - ha detto il direttore di Ats Brescia Claudio Sileo -. Noi siamo centro regionale di riferimento per il radon, questa è una materia nota da anni, ma poco esplorata. Una tematica sulla quale bisogna lavorare».




