Differenziata: bene la Lombardia, ma Brescia produce ancora troppi rifiuti

Raggiunto l’obiettivo Ue sulla raccolta differenziata un anno prima, ma nella nostra provincia l’andamento è altalenante
Un operatore di aprica impegnato nella raccolta e nel ritiro del vetro - © www.giornaledibrescia.it
Un operatore di aprica impegnato nella raccolta e nel ritiro del vetro - © www.giornaledibrescia.it
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La Lombardia «corre» più veloce dell’Europa sul terreno dell’economia circolare. E sì: anche nel Bresciano la raccolta differenziata cresce. Solo che non cresce ovunque né allo stesso modo e, soprattutto, non cresce sempre dove ci si aspetterebbe. Il racconto di questo scenario arriva dai dati prodotti dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) che, Comune per Comune, ha posizionato i dati 2024 accanto a quelli del 2023 e quello che ne esce è questo: la nostra è una provincia che ha imparato a separare i rifiuti (e che merita per questo più di una pacca sulla spalla), ma non ancora a governare davvero il sistema che li produce.

La media è buona, in alcuni casi ottima. Comuni come Acquafredda superano il 95% di differenziata, Alfianello sfiora l’87%, Adro consolida un dato già elevato, Corteno Golgi «migliora» del 13,6%. Numeri che, sulla carta, certificano una maturità ambientale diffusa. Ma basta spostare lo sguardo dalla percentuale alla dinamica per scorgere le crepe. Perché, ad esempio, non tutti crescono: in alcuni territori (come si può notare dalla tabella) la percentuale di differenziata cala.

Alti e bassi

Una carrellata dei «segni meno» più eclatanti: Collio cala dell’8,6%, Brandico del 6,3% Magasa del 15,8%, Valvestino del 19%, Roncadelle del 3,7%, Visano del 3,6%, Rezzato del 2,3%, Polpenazze del 2,2%. Un trend marginale solo in apparenza, perché è indizio di un equilibrio che rischia di rompersi con poco. E poi c’è il paradosso più evidente: si differenzia di più, ma si produce ancora troppo.

In diversi Comuni, a fronte di un aumento della percentuale di raccolta differenziata, la produzione pro capite di rifiuti urbani resta alta, quando non cresce. È il segno di un modello che ha spinto – con successo – sulla separazione, molto meno sulla riduzione a monte. Il caso di Acquafredda è emblematico: percentuali altissime, ma oltre 585 chili di scarti pro capite all’anno. Un dato che pone sul tavolo un’evidenza: stiamo diventando più bravi a dividere i rifiuti, ma siamo ben lontani dal produrne meno.

La fotografia pesa ancora di più se si allarga lo sguardo. Nel 2024 la Lombardia ha raggiunto l’obiettivo europeo sul riciclo effettivo (che tiene conto anche della qualità dei trattamenti di riciclo) con un anno di anticipo, superando la soglia del 55% fissata dall’Unione Europea per il 2025.

«Questi dati – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione – sono il riflesso di una Lombardia che ha pragmatismo e visione. Il fatto che oltre 900 Comuni lombardi superino la media regionale e che ben 597 abbiano già abbattuto il muro dell’80% di differenziata dimostra che la direzione è quella giusta».

Un lavoro che prima di tutto riguarda i Comuni: «I sindaci e le Amministrazioni comunali sono i nostri primi alleati in questa sfida quotidiana. Grazie al loro impegno e alla sensibilità dei cittadini – ricorda l’assessore – la Lombardia produce oggi meno rifiuti pro-capite rispetto alla media europea (484 kg contro 511 kg) e differenzia con una qualità sempre maggiore». Un risultato che, in chiave generale, certifica la solidità del sistema, ma che – al tempo stesso – alza l’asticella per i territori più forti. Brescia compresa.

Strategia

La differenza tra i Comuni che migliorano e quelli che arretrano non è solo culturale. È amministrativa. Dove la crescita è costante, si intravedono modelli organizzativi stabili, continuità, investimenti sul servizio. E c’è un altro elemento che emerge con chiarezza: la raccolta differenziata ha raggiunto un plateau. Superata la soglia dell’80-85%, migliorare diventa sempre più complesso. Non bastano più i «dibattiti sui bidoncini»: servono politiche. Tariffazione puntuale vera, controlli, educazione continua. Altrimenti si resta fermi. O si arretra.

Per questo il dato più interessante forse non sta né in cima né in fondo alla classifica: sta nel mezzo. In quella fascia ampia di Comuni che oscillano di pochi decimali, crescono di poco, calano di poco. È la zona della stanchezza. Qui la raccolta differenziata non fallisce, ma nemmeno entusiasma, ha raggiunto un tetto culturale prima che tecnico.

Il Bresciano, insomma, non è in ritardo, ma rischia di accontentarsi. La fotografia 2024 dice che la provincia sa fare bene «i compiti assegnati», meno porsi nuove domande. E la più urgente resta questa: arrivati a questo «tetto», che senso ha puntare sulla crescita ulteriore della differenziare se continuiamo a produrre come prima o, peggio, di più? Finché la raccolta resterà un obiettivo in sé e non uno strumento dentro una strategia più ampia, la percentuale potrebbe anche continuare a salire di uno «zero-virgola». Ma l’impatto reale resterà lì, immobile, sotto la superficie rassicurante dei numeri verdi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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