Più luce, più verde, nuovi reparti e un campus aperto alla città. È il volto del futuro degli Spedali Civili di Brescia in corso di presentazione in questo momento al Teatro Grande - al gran completo per l’occasione - con il progetto vincitore del concorso internazionale che ridisegnerà il principale ospedale cittadino.
L’investimento previsto è di 274 milioni di euro, i lavori dovrebbero partire nel 2028 dal polo dei più piccoli (l’ospedale dei bambini) e - complessivamente - porteranno alla realizzazione di oltre 60mila metri quadrati di nuovi edifici con 745 posti letto. A firmare il progetto è il raggruppamento guidato da Park Associati, con CRA-Carlo Ratti Associati e Politecnica Building for Humans.
Riprensare il modo in cui si vive l’ospedale
Moltissimi i rappresentanti politici, istituzionali e del mondo sanitario presenti: in prima fila il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, il direttore generale degli Spedali Civili Luigi Cajazzo, la sindaca della città Laura Castelletti, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini, il prefetto Andrea Polichetti, il vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono, il sen. Adriano Paroli.
«L’obiettivo - si spiega nel dossier progettuale - non è soltanto costruire nuovi edifici, ma ripensare il modo in cui si vive l’ospedale».
Il nuovo ospedale manterrà l’impianto radiale dello storico complesso progettato dall’ingegnere Angelo Bordoni, aprendosi però verso la città con una grande hall vetrata e una piazza pubblica. Camere illuminate dalla luce naturale, affacci verso le Prealpi, percorsi più intuitivi e spazi verdi sono alcuni degli elementi che caratterizzeranno il nuovo complesso.
Accanto sorgerà anche il nuovo polo pediatrico, composto da tre edifici collegati da terrazze e giardini terapeutici, mentre i padiglioni storici saranno progressivamente destinati alle attività universitarie e di ricerca, rafforzando il rapporto con la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia.

Cronoprogramma
«I lavori - spiega Cajazzo - saranno eseguiti per blocchi, così da garantire la piena continuità della cura e dell’assistenza ai pazienti. Nel frattempo, si proseguirà con la pianificazione della seconda fase della progettazione». Seconda fase che prevede un ulteriore budget di almeno 220 milioni di euro.
«Si tratta del più importante investimento sanitario previsto in Lombardia nei prossimi anni» sottolinea con orgoglio il dg, che conferma un ulteriore pacchetto di fondi in arrivo dalla Regione già per questa prima fase dei cantieri che - stando a un primo cronoprogramma - «dovrebbero durare tra i cinque e i sei anni».
A collegare l’intero campus sarà un anello verde di oltre un chilometro, che separerà i percorsi logistici da quelli di pazienti e visitatori e contribuirà a integrare l’ospedale con il tessuto urbano.
Il progetto guarda anche alla sostenibilità. La struttura sarà realizzata con sistemi costruttivi in legno e acciaio, pensati per adattarsi nel tempo all’evoluzione della medicina, mentre tecnologie digitali aiuteranno a gestire flussi e orientamento all’interno del complesso.
La sfida, però, non si esaurisce nell’architettura. Strutture moderne e tecnologie avanzate possono migliorare il lavoro quotidiano e la qualità dell’assistenza, ma il funzionamento di un ospedale continuerà a dipendere soprattutto da chi, ogni giorno, quei reparti li farà vivere: medici, infermieri e operatori sanitari.
Sul palco

«Questa può essere considerata una conferenza dei servizi allargata, perché l’interesse e la partecipazione sono ampie. Questa non è solo una ristrutturazione, ma molto di più, perché si tratta di servizi e si aumenta la loro qualità e la coesione sociale» ha detto il prefetto Andrea Polichetti.
«Salute e qualità della vita si costruiscono anche nei quartieri e nella capacità di intercettare le esigenze prima che diventino emergenze – ha aggiunto la sindaca, Laura Castelletti –. Brescia ha costruito nel tempo uno dei sistemi sanitari più autorevoli del Paese e di questo siamo estremamente orgogliosi».
Fabio Rolfi, vicepresidente della Provincia di Brescia: «Questo progetto non riguarda solo l’ospedale ma l’identità della nostra città e della nostra provincia. Brescia è un punto di riferimento e ha una ricchissima rete di relazioni e di volontari che accompagnano un ospedale che rappresenta una sorta di città nella città».




