Più di 100 lavoratori in meno e quindi rischi concreti per l’allungamento dei tempi dei processi e anche di quelli con cui le decisioni prese dai giudici vengono eseguite. Situazioni che, prima ancora che le nuove norme producano risultati, in alcuni casi si stanno già verificando con uffici di fatto già congelati per mancanza di personale.
È un vero e proprio allarme per i tempi e la affidabilità della giustizia quello che la sezione di Brescia dell’Associazione Nazionale Magistrati lancia all’indomani della determinazione della pianta organica del personale amministrativo assegnata al Tribunale di Brescia, contenuta nel decreto ministeriale del 23 giugno 2026, pubblicato sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia del 15 settembre 2026.
La fotografia
Nello specifico si passa dalle attuali 336 unità alle previste 233, con un calo di 103 elementi: un organico che la giunta esecutiva guidata da Andrea Gaboardi, giudica «del tutto inadeguato sia in rapporto al carico di lavoro dell’ufficio (con funzioni distrettuali) sia rispetto alle dimensioni e alle caratteristiche del territorio servito».
Una riduzione che non riguarda solo Brescia, va detto, ma che, spiega Gaboardi, aggrava una criticità storica: «A parte la riduzione complessiva, la vera questione è che non si è proceduto a una revisione della distribuzione territoriale delle risorse, rimediando a storici squilibri nella distribuzione del personale amministrativo (specie a vantaggio degli uffici meridionali). Il risultato è che con questa rideterminazione della pianta organica gli squilibri finiscono con l'accentuarsi e portano uffici come Brescia ai limiti della capacita di garantire un'amministrazione di sopravvivenza».
La situazione che l’Anm fotografa «vanificherebbe i buoni risultati conseguiti grazie al PNRR in termini di riduzione del disposition time (a Brescia -43,4 % al 30.6.2026 rispetto al 2019) e di abbattimento dell’arretrato». Per questo «nella prospettiva di scongiurare il rischio di effetti negativi sulla capacità dell’amministrazione della giustizia di fornire risposte tempestive ed efficienti ai cittadini e alle imprese, la Giunta auspica che il Ministero della Giustizia voglia riconsiderare una così iniqua distribuzione territoriale delle risorse».
Nelle altre regioni
Il confronto infatti mostra una sperequazioni tra i distretti dell’Italia settentrionale e di quella meridionale. «Il Tribunale di Brescia, quinto in Italia per bacino di utenza (circa 1.268.000 abitanti), è diciassettesimo (su 26) per dotazione organica (233 unità), superato da Tribunali (come Palermo, Genova, Lecce, Cagliari, Reggio di Calabria, Venezia, Messina e Salerno) il cui circondario ha una popolazione inferiore (talora di molto) al milione di abitanti.
In alcuni casi, la sproporzione raggiunge livelli davvero eclatanti, che sfuggono a ogni tentativo di spiegazione razionale: i Tribunali di Palermo, Catania, Bari, Genova e Bologna – tutti con una popolazione servita leggermente inferiore a quella del nostro Tribunale – sono destinatari rispettivamente di 574, 478, 414, 351 e 344 unità di personale amministrativo». E quindi, ricorda l’organo di rappresentanza dei magistrati, «Già oggi nei fatti alcune sezioni del tribunale hanno congelato il proprio ufficio per il processo per mancanza di personale a supporto della giurisdizione».
Secondo l’Anm non ci sono giustificazioni: «I rilevati squilibri sono talmente marcati da non poter essere giustificati neppure con lo svolgimento, da parte di alcuni degli uffici citati, di funzioni accentrate distrettuali su territori significativamente più ampi o ad alta densità di criminalità organizzata».




