CronacaGarda

Più turisti che abitanti, il Garda nella morsa dell’overtourism

Simone Bottura, Alice Scalfi
Il record a Limone con 624 villeggianti ogni 100 abitanti, ma ovunque si stanno manifestando malumori e conflitti: la pressione antropica è insostenibile
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Overtourism: a Sirmione gli "street tutor"
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Ad agosto a Limone sul Garda si contano 624 turisti ogni 100 abitanti. È il Comune che detiene il record per «tasso di turisticità», che misura il numero di turisti presenti ogni 100 residenti nel territorio considerato. Ma anche in altre località, in altissima stagione, ci sono più ospiti che locali: 174,1 ogni 100 residenti a Manerba, 173,9 a Tignale, 160,2 a San Felice.

È sostenibile questa gigantesca pressione antropica che impatta su mobilità, sicurezza, infrastrutture, possibilità di trovare casa, costo della vita e molto altro? Sono peraltro numeri (elaborati dal Centro studi di Confindustria Brescia su dati Istat) sottostimati, che non considerano le presenze di chi ha una seconda casa, o le masse del turismo di giornata, quello del mordi e fuggi. E neppure il sommerso.

Il traffico sulla Gardesana - © www.giornaledibrescia.it
Il traffico sulla Gardesana - © www.giornaledibrescia.it

Come Venezia e Barcellona

Così anche sul Garda l’overtourism – fenomeno che si verifica quando il numero di visitatori di una località supera la sua capacità di sostenere tali flussi – è uno dei temi del momento. Qui, come a Venezia e Barcellona, crea malumori, se non addirittura conflitti sociali tra residenti e turisti. «Perché se vado al lavoro devo pagare il parcheggio come l’allegro turista di Monaco? Perché il gelato e l’aperitivo devono costarmi come se lo prendessi a Montecarlo?».

I prezzi li stabilisce la domanda e tutto è più caro, negozi, supermercati, trasporti su acqua che valgono quanto una crociera. Il Coordinamento delle associazioni altogardesane ha messo in fila le criticità: «I prezzi maggiorati degli immobili e dei beni di consumo, l’impossibilità di reperire affitti a lungo termine che svuota la comunità dei suoi elementi più preziosi, i giovani». E ancora: «Volumi edilizi e costruzioni mostruose, antropizzazione incontrollata». Si è creata nel residente una percezione di «invasione» del territorio e di perdita del diritto di poter usufruire dei luoghi, di affittare o comprare casa, di potersi spostare liberamente, visto che sulle stesse strade di un secolo fa si sono moltiplicate le auto dei turisti (5 milioni di presenze nel 1990, più di 25 milioni del 2024).

I tavoli

L’altra faccia del turismo, sul lago, non si misura solo con le code in auto o le folle in centro. Riguarda anche chi sul lago vive, lavora, cerca casa e fa i conti con un territorio sempre più attratto dalla rendita. Non è un tema ignorato. È sul tavolo della politica locale, affrontato con una certa dose di ottimismo: «Le criticità ci sono – dice Stefania Lorenzoni – ma non ci impediscono di guardare avanti con fiducia». Assessora al turismo a Desenzano, Lorenzoni è anche presidente del Consorzio Garda Lombardia e da pochi giorni guida di Garda Unico, l’ente che riunisce i consorzi delle tre sponde. «Abbiamo amministratori preparati e operatori turistici di alta qualità – aggiunge –. La sfida è mantenere un equilibrio tra sviluppo e vivibilità».

La convivenza

Perché convivere con il turismo significa anche gestire i suoi effetti più strutturali. Le criticità restano, e il mercato degli affitti è una di queste. Nella zona del basso lago – in particolare a Desenzano, Salò, Lonato, Manerba – l’offerta abitativa si riduce, i prezzi salgono e molte abitazioni restano escluse dal mercato residenziale, destinate a contratti brevi e stagionali. Lo confermano anche i dati del Piano per l’offerta abitativa, che segnala un fabbisogno in crescita e un accesso sempre più difficile alla casa.

«Chi ha immobili – osserva il sindaco di Padenghe Albino Zuliani – ha alzato il target. Spiace, ma è legittimo». Quanto ai flussi turistici, Zuliani rivendica la «posizione cuscinetto» della Valtenesi: da un lato le folle di Sirmione, dall’altro i problemi viabilistici dell’alto lago. «Il nostro è un turismo che porta valore – dice –. Da noi ci sono permanenze più lunghe, ospiti che scelgono campeggi e strutture di livello, frequentano ristoranti e partecipano alla vita locale. Anche la viabilità, per ora, regge: senza le criticità dell’alto lago, ma con un’attenzione crescente ai periodi di maggiore afflusso».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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