Perché ci sono ancora le zanzare (e pungono) anche se fa freddo

Le temperature sotto zero, paesaggi imbiancati dalla brina e neve in città: il freddo è pungente – forse anche perché non siamo più abituati e, diciamolo, fino a Natale non si poteva parlare veramente d’inverno – e in molti avranno sicuramente pensato che qualche fastidioso insetto alieno, come la zanzara tigre, possa essere decimato dal gelo. Ma è veramente così?
Uno studio internazionale, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach e dall’Università di Trento, ha approfondito il tema nel 2025. Il progetto vede la collaborazione di dodici enti scientifici tra Italia, Francia e Austria.
Lo studio
Gli esperti utilizzano ovitrappole per raccogliere i campioni e analizzare la sopravvivenza dei ceppi nelle diverse condizioni climatiche. Il supporto operativo è affidato al Centro Agricoltura Ambiente, che si occupa della gestione settimanale dei campioni, della schiusura delle uova in laboratorio e dell’allevamento delle larve destinate a sofisticate analisi genetiche.
Come punto di riferimento per il centro-nord Italia è stato scelto il Comune di Modena, la cui posizione geografica è considerata ideale. I risultati di questa ricerca saranno fondamentali per aggiornare i modelli di previsione e migliorare l’efficacia dei piani di contrasto.
L’esperta
Abbiamo chiesto a Melania Massaro, conservatrice della sezione di zoologia del Museo di scienze naturali di Brescia, di aiutarci a capirne di più.
Da anni lei studia le zanzare tigre, possiamo sperare che questo freddo decimi la popolazione che rende le estati invivibili?
«Purtroppo no, perché le zanzare continuano a vivere nelle nostre città che per loro sono l’ambiente ideale».
Non ci hanno sempre detto che sono i cambiamenti climatici a favorirle?
«Certo, infatti non fa più freddo come un tempo e i cambiamenti climatici hanno sicuramente dei riflessi sulla fauna. Questi insetti sono anche un indicatore del cambiamento climatico. E si adattano molto bene e basta un aumento delle temperature per far loro riprendere la normale attività».
Quindi possiamo essere punti anche a gennaio?
«Sì. Nei cespugli, all’ombra, in aree umide, dove c’è acqua e tra le foglie di una siepe le temperature non sono così basse e se di giorno arriva il sole, gli adulti si muovono. C’è uno studio piuttosto interessante sull’attività invernale della zanzara condotto da diversi anni in Emilia Romagna e pubblicato sul sito zanzaratigreonline.it».
Ci spieghi il ciclo vitale delle zanzare.
«In questo periodo la maggior parte degli insetti è in diapausa, una quiescenza biologica, come un letargo per altre specie per capirci, che permette di sospendere temporaneamente lo sviluppo e le attività metaboliche. Nelle città, però, come detto, trovano nicchie o luoghi protetti dove le temperature sono più alte. Le uova, poi, sopravvivono anche a -10 gradi e bastano calore e umidità per farle riattivare. Conti che noi, per studiarle, mettiamo i listelli pieni di uova in frigorifero e all’occorrenza li idratiamo e aumentiamo la temperatura e queste si schiudono. In ambiente urbano, poi, ci siamo noi mammiferi a sangue caldo che forniamo loro il pasto di sangue del quale hanno bisogno per deporre le uova. Alla femmina bastano 2 o 3 pasti per essere pronta».
Come interrompere il ciclo? Valgono le solite raccomandazioni sui ristagni d’acqua e i larvicidi?
«Questo sì, ma non solo. Il primo accorgimento è non farsi pungere e, quindi, rendere più difficile la deposizione. Per fare questo bisogna usare dei repellenti. E non aver timore a spruzzarli anche sugli abiti».

Come intervenire per tempo?
«I Comuni cominciano precocemente a trattare i tombini, ma abbiamo notato negli ultimi anni uno spostamento più avanti durante la stagione. Il picco, infatti, è verso agosto e si va avanti fino ad ottobre inoltrato. Questo perché se non si hanno più primavere molto piovose e le uova tardano a schiudersi. Noi naturalisti possiamo prevedere, studiando le uova, la presenza degli adulti con due settimane d’anticipo e, quindi, aiutare le amministrazioni nel programmare gli interventi».
E un privato cosa può fare nel suo giardino, oltre ad evitare ristagni e trattare i tombini privati?
«Prima di tutto fare attenzione a prodotti puramente commerciali che costano molto e sono poco efficaci. Il mio consiglio è utilizzare diversi larvicidi e biocidi alternandoli. Poi bisogna essere costanti nei trattamenti, ripeterli dopo gli acquazzoni e rispettare le dosi e i tempi riportati sulle confezioni. Aggiungo che un principio attivo non vale l’altro, bisogna andare nei negozi specializzati o in farmacia. Per i repellenti consigliamo quelli a base di picaridina/icaridina che, in concentrazione tra il 10 e il 20%, hanno un’efficacia di circa 4 ore e a base di Dietiltoluamide (Deet) che si trova in commercio a varie concentrazioni dal 7 al 33,5%. Una concentrazione del 24% conferisce una protezione fino a 5 ore, ma non sono adatti a persone con meno di 12 anni».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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