Parco dell’Adamello, è caso politico: l’asse Lega-Pd sfida la Regione

Per Bernardi è un «Flop regionale, servono più soldi», e Del Bono concorda. Maione fa da pontiere: «Sediamoci al tavolo, porte aperte»
Uno scorcio del Parco dell'Adamello - © www.giornaledibrescia.it
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Non è la prima volta che la Lega srotola sul tavolo la proposta di restringere i confini del parco regionale. In Valcamonica ci ha provato anni fa, sempre con l’Adamello, ma lo stesso storytelling è andato in scena anche in Veneto (obiettivo: il Parco della Lessinia), dove la proposta aveva sollevato un polverone talmente grande da mettere in imbarazzo il governatore Luca Zaia.

Tentativi falliti: a fermare la partita, volta dopo volta, sono sempre stati i muri del «no» delle Regioni e dei tribunali. Questa volta, però, l’idea di «liberare» dai vincoli del parco regionale tutto il territorio camuno dai 1600 metri in giù diventa non solo un caso politico, ma anche una partita a scacchi che apre insieme inediti conflitti e inedite alleanze.

Fauna selvatica nel Parco dell'Adamello - © www.giornaledibrescia.it
Fauna selvatica nel Parco dell'Adamello - © www.giornaledibrescia.it

La sfida alla Regione

L’epilogo, ieri sera dopo 24 ore di Barnum politico, è questo: Giovan Battista Bernardi, sindaco di Berzo Demo e assessore al Parco in Comunità montana, ha ribadito la volontà di restringere i confini del Parco («mantenendo i vincoli naturalistici), a meno che (e, a suo dire, questo è il vero oggetto del contendere) «la Lombardia non sborsi i soldi necessari per mantenere il territorio».

Da qui in avanti, tutte le geografie delle classiche coalizioni vanno a farsi friggere. Nell’ordine, è andata così: in Valcamonica è centrodestra contro centrodestra, con Lega da una parte e FdI e FI dall’altra. Poi ci sono: base territoriale leghista (camuna) contro Regione con presidente leghista; Pd camuno un passo indietro a Pd regionale e Lega camuna in alleanza (parziale) con Pd regionale. Insomma: una gran baraonda.

Nel mezzo, oltre a dirsele di santa ragione («questo è il più grande flop della Lombardia» sono le parole usate dal leghista Bernardi e rivolte alla Giunta governata dal leghista Attilio Fontana), è rimasto Giorgio Maione (Lombardia Ideale) a fare da pontiere. Che non chiude nessuna porta: non quella della semplificazione delle regole e non quella per mettere sul tavolo più finanziamenti.

Le necessità

«La richiesta – spiega l’assessore lombardo all’Ambiente – arriva da una forza politica di rilievo ed evidenzia una necessità: semplificare sia gli interventi di edilizia privata nei centri abitati, sia quelli in materia agricola. C’è necessità di snellire una sovrastruttura che allunga i tempi e rallenta gli interventi in un territorio che ha già un alto rischio spopolamento. Questo bisogno lo rileggo anche io: chiaro è che una proposta di questo tipo deve incontrare in primis il parere dei sindaci e della Comunità montana».

La Regione quindi è per il sì? Forse. «Possono esserci tante soluzioni intermedie, bisogna sedersi a un tavolo e prendere in esame la proposta». Inclusa quella di pensare a un aumento del budget a disposizione per amministrare il Parco: «Apriamo un ragionamento su tutto, parliamoci» propone Maione.

Barricate

Ad aprire il dossier dei conti è lo stesso Bernardi: per il Parco dell’Adamello la Lombardia sborsa 700mila euro (che bastano solo per gli sfalci) «una cifra ridicola: basti pensare che la Comunità montana ogni anno aggiunge mezzo milione di euro». E ancora non basta. C’è poi una seconda valutazione: la volontà che a gestire quegli spazi sia chi ci vive. Un’ottica federalista, insomma, con un cannocchiale che in questo caso inquadra la sola Valcamonica.

Il sindaco di Berzo Demo non indora la pillola: «Vogliamo rendere più efficiente, con dei fondi veri, il Parco dell’Adamello perché così non è a misura di chi lo vive. E questo è uno dei più grandi flop della Regione: ha costituito il parco, ci ha dato una Ferrari ma non i soldi per fare benzina, ha solo creato più burocrazia, ma tutti gli altri investimenti arrivano dal Bim e, quindi, dal territorio».

La custodia del Parco

La macchina ora è in moto: tra quindici giorni si riunisce la Conferenza dei sindaci, «gli unici titolati a parlare» (il forzista Luca Masneri, sindaco diEdolo, lo ha fatto: «Il Parco va custodito, migliorando semmai le regole»). Una volta raccolte, le istanze verranno portate prima in Comunità montana e poi in Lombardia.

A chi lo accusa di aprire le porte alla speculazione, Bernardi ribatte: «È tutta area agricola e nei Pgt nessun Comune prevede nuove edificazioni. Il vincolo di parco naturale, per noi, non si tocca».

Insomma, o più fondi o meno ettari. Se da un lato la proposta di rimpicciolire l’oasi stupisce il Pd regionale, dall’altro Emilio Del Bono non biasima affatto la rimostranza sulle scarse risorse, anzi: «La Lombardia destina solo nove milioni per il funzionamento di 24 parchi regionali: la proposta della Lega per depotenziarli va respinta perché è inadeguata e sbrigativa, ma è chiaro che il tema dei fondi c’è: per forza non funzionano». L’idea (non a caso) è presentare una richiesta per l’aumento degli stanziamenti.

Quel che è certo è che a ereditare la patata bollente, ora, è Palazzo Lombardia.

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