C’è anche un pezzo di Valsabbia nella nuova sfida dell’informazione cattolica in Ciad. A Bongor, città nella parte sud occidentale del Paese, è nato il Réseau des Médias Catholiques du Tchad, la prima rete nazionale che riunisce le otto radio diocesane del Ciad. Ad accompagnare il progetto è Crec International (Centro di ricerca ed educazione alla comunicazione), presieduto dallo scorso mese di maggio dal missionario comboniano padre Fabrizio Colombo, originario di Agnosine, dove i compaesani sono da sempre molto attivi nel sostenere l’impegno missionario del «loro» padre Fabrizio.
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L’iniziativa, preparata per oltre un anno e sostenuta dalla Conferenza episcopale ciadiana, punta a superare l’isolamento delle singole emittenti. Direttori, giornalisti e tecnici si sono incontrati per tre giorni a Bongor per definire statuto e organismi di coordinamento e costruire un metodo di lavoro basato sulla condivisione di notizie, programmi, formazione e competenze. Una scelta importante in un Paese segnato da disinformazione, tensioni sociali e difficoltà economiche.
La voce di chi non ha voce
Per padre Colombo la rete va ben oltre una riorganizzazione tecnica: «È importantissimo unire i vari media cattolici, che da anni sono impegnati anche nella denuncia delle ingiustizie subite dalla popolazione. Il fatto di unirsi ha anche un valore politico, nel senso più alto del termine, perché rende molto più forte il messaggio».

La rete avrà il compito di sostenere le diocesi più isolate quando sarà necessario affrontare questioni delicate: «Permetterà di parlare quasi all’unisono, diventando davvero la voce di chi non ha voce» afferma padre Colombo. La collaborazione dovrebbe garantire anche maggiore tutela agli operatori dell’informazione di fronte alle possibili pressioni indebite.
Sfida tecnologica
Crec International accompagna il progetto fin dalle prime fasi, cominciate con la formazione di giornalisti e comunicatori. Il prossimo passo sarà tecnologico: l’intenzione è presentare il progetto alla Conferenza Episcopale Italiana per ottenere un sostegno economico e portare le otto emittenti a livelli tecnologici più omogenei, sviluppando radiovisione e multimedialità. Per il comboniano di Agnosine, però, la vera svolta dovrà avvenire nel modo di fare informazione, mettendo in comune programmi, storie ed esperienze, superando i regionalismi. La rete punterà inoltre sullo streaming per raccontare una parte dell’Africa centrale ancora poco conosciuta.
Le decisioni prese a Bongor saranno ora sottoposte alla Conferenza episcopale e costituiranno la base del lavoro dei prossimi anni, anche in vista del centenario dell’evangelizzazione del Ciad.



