«Grazie per aver condiviso questa espressione molto bella e profonda della nostra Fede. Che questo ministero d’amore che sia sempre più percepito da chi ha bisogno di consolazione e sostegno»: così il vescovo Pierantonio Tremolada ha chiuso la cerimonia del Corpus Domini, stasera in cattedrale.
Le celebrazioni per la solennità sono iniziate alle 18 a San Francesco con la Messa, l’adorazione Eucaristica e i vespri. Da lì la partecipata processione si è mossa tra via S. Francesco d’Assisi, via della Pace, via Dante, via Verdi, via IV novembre, via X Giornate, via Trieste per poi concludersi in piazza Paolo VI. Qui l’ultima parte della cerimonia con il discorso del Vescovo alla città.

Il messaggio
Monsignor Tremolada ha centrato il suo messaggio sui nostri tempi che «disorientano per la loro complessità, lacerato dalle violenze, da egoismi ingordi». Ha iniziato parlando dell’Ultima cena e del «dono» dell’Eucarestia lasciato da Gesù per «non lasciare orfani» gli apostoli e noi. Quel «Fate questo in memoria di me» è stato un modo per dire «sia questo un modo per ricordarmi». Da lì ha citato il Deuteronomio, la vicinanza di Dio al popolo di Israele, per 40 anni nel deserto, sostenuto dalla manna mandata ogni giorno per non «far loro mancare il pane».
Il pane, l’Eucarestia, il sostegno: «Da dove prendere la forza per affrontare un percorso aspro e duro?» ha chiesto il Vescovo. «Abbiamo l’impressione di essere impotenti di fronte a questa realtà, ma ci viene dato il pane che ci permette di tenere viva la speranza e il rinnovamento. Possiamo riposare in Cristo risorto, cibo che non ci lascerà soccombere».
Non sentirsi soli, trovare appoggio, ecco il tema centrale della riflessione: «Conosciamo le nostre fragilità, l’Eucarestia è la risposta alle nostre fragilità - ha detto -. Non siamo condannati a farcela da soli, le nostre forze andranno investite, ma non saranno le uniche sulle quali contare».
E l’Eucarestia è «principio di fratellanza e comunione»: mons. Tremolada ha esortato a riflettere sul fatto che questo è «ciò che ci lega agli altri, che ci fa essere una cosa sola». Una comunità di credenti.
«Questo mondo è esposto alla divisione. Il desiderio di Dio è la fratellanza universale, l’accoglienza e l’affetto reciproco. Il pane di vita che abbiamo ricevuto in dono ci sostiene in questo compito».
Tredici minuti densi e intensi ascoltati in silenzio ed estrema attenzione dai fedeli che hanno riempito la cattedrale.
Dopo i ringraziamenti del Vescovo ai presenti e a chi ha reso possibile la celebrazione, ordinatamente il Duomo nuovo si è svuotato. Fuori ormai il buio e il vento che preannunciava già la pioggia che, fortunatamente, era caduta sottile e leggera sulla processione che aveva portato centinaia di credenti in piazza Paolo VI solo un’ora prima.




