Il movente è ritenuto concreto e molti comportamenti successivi al fatto sono sospetti, ma non provano il mandato. Per questo la Corte di Assise di Brescia, presidente Cristina Ardenghi, ha assolto Sanjeev Kumar, l’uomo che era ritenuto dall’accusa il mandante del delitto che si era consumato la sera della vigilia di Natale del 2023 in via Milano in città. Quella sera, nel corso di una spedizione punitiva, un gruppo di cinque persone, tante infatti sono state condannate, ha aggredito a morte Ranjit Singh, 51 anni. La vittima era ritenuta responsabile dell’incendio di alcuni veicoli di proprietà proprio di Sanjeev Kumar, suo ex datore di lavoro, ma il suo ruolo nella vicenda, secondo quello che scrivono i giudice, sarebbe arrivato dopo che gli altri, autonomamente, avevano deciso di «dargli una lezione».
Le parole dei giudici
Le raccomandazioni a Suraj (il capo della spedizione) sono «compatibili anche con un coinvolgimento ex post»; il suo tono di rimprovero «mal si concilia con il ruolo di responsabile ultimo e mandante». La Corte ritiene assodato quanto Sanjeev fosse ancora colpito economicamente dall’incendio, citando le sue stesse parole «Ho avuto un danno di 100.000 euro quel giorno per le mie macchine... qualcuno ci ha dato fuoco... 100.000 in una notte» e ha ritenuto Suraj quiando ha spiegato che il principale gli avrebbe detto di andare da Rana e «di dargli una della lezione»; dopo aver appreso che la vittima rivendicava l’incendio, si sarebbe arrabbiato dicendo che a Rana «dovevano essere spaccate le gambe». Ma, secondo i giudici, «dare una lezione» non implica necessariamente «un reale mandato all’uso della violenza».
Anche il fatto che poi sia stato il datore di lavoro a favorire il periodo di latitanza di alcuni dei membri della pattuglia di picchiatori «fa scappare all’estero Sharma Suraj facendogli arrivare una consistente somma di denaro e quando lo stesso torna in Italia gli chiede di sbarazzarsi di Sim e telefono». Rientrano in un possibile comportamento successivo, che inquadra eventualmente un favoreggiamento ma non una corresponsabilità nell’omicidio.
Le altre assoluzioni
Oltre a Sanjeev la corte ha assolto anche Singh Ashwinder per cui «le prove raccolte in dibattimento appaiono lacunose», resta possibile che si sia solo avvicinato e poi «sia rimasto estraneo» al pestaggio e Kumar Rohan, l’uomo che avrebbe fatto da staffetta con una seconda auto: tutti gli imputati «hanno sempre escluso il coinvolgimento» di Rohan e anche ammettendo che abbia saputo della spedizione, «non vi è prova che sia stato invitato a parteciparvi o che abbia dato comunque un qualche contributo».
La condanna più pesante è stata quella Singh Arshdeep, 14 anni, perché «ha inferto i colpi mortali alla vittima» e «l’ha anche colpita ripetutamente alla schiena».




