Mamma uccisa a calci e pugni, in aula l’esame di Ruben Andreoli

L’imputato: «Non volevo parlare con lei perché temevo la mia reazione». Il medico legale: «Nerina ha ricevuto moltissimi colpi alla testa, al volto, al torace e alle gambe»
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"Non volevo parlarle, temevo la mia reazione"
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È ripreso questa mattina a Palazzo di Giustizia il processo a carico di Ruben Andreoli per l’omicidio di sua madre Nerina Fontana, avvenuto il 15 settembre 2023 a Sirmione.

Lo psichiatra

Davanti alla Corte d’Assise, presidente Roberto Spanò, è stato convocato in apertura lo psichiatra Giacomo Filippini, cui il Tribunale ha affidato una perizia per stabilire se Andreoli fosse in grado di intendere e di volere al momento del fatto, se lo sia o meno adesso e se sia socialmente pericoloso. Per la perizia il pubblico ministero ha nominato proprio consulente la dottoressa Valentina Stanga e la difesa il dottor Giuseppe Rossi.

Il medico legale

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche il medico legale che ha eseguito l’autopsia su Nerina Fontana. Il professor Andrea Verzeletti ha parlato di multiple fratture craniche, ematomi cerebrali e di undici costole rotte. «La signora è arrivata in ospedale in stato di coma profondo, non c’era possibilità di intervenire in modo chirurgico. Nel giro di poche ore si è verificato lo spegnimento del sistema nervoso centrale. Ha ricevuto moltissimi colpi alla testa, al volto, al torace e alle gambe. Impossibile dire quanti. Le lesioni confermano che non sono stati usati strumenti esterni. Sono stati calci e manovre violente contro il pavimento e la balaustra del balcone».

L’imputato

Ruben Andreoli in aula lo scorso settembre - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Ruben Andreoli in aula lo scorso settembre - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

L’esame dell’imputato si è aperto attorno alle 11.10. Andreoli ha spiegato che, ancora oggi, non si dà una spiegazione del cambiamento di atteggiamento della madre nei suoi confronti. «Noi eravamo tornati da dieci giorni dalle vacanze, andava tutto come al solito. Stavamo pianificando un weekend lungo fuori, e lei ha detto che poteva anche fare senza di noi. Che aveva fatto così anche mentre eravamo via. Da quel giorno mi ha messo il muso e io non capivo perché per me era stata una discussione banale. Da quel giorno ha smesso di mangiare con noi. Faceva orari diversi».

Tensione in casa

Sul clima di tensione che si è sviluppato in casa e che ha poi portato all’aggressione ha spiegato: «Mia moglie mi ha detto di andare a parlarci, ma io sapevo che non avevo fatto niente e aspettavo che lo facesse lei. Ma lì ho sbagliato, perché lei aveva un carattere così anche quando litigava con papà: finché non era lui ad andare a parlarci non toglieva il muso».

  • Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli
    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli
    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli
    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli
    Omicidio di Sirmione, il processo a carico di Ruben Andreoli - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Andreoli ha spiegato poi «che la situazione è sempre peggiorata, non ci parlava più. Lunedì 11 mentre io ero al lavoro ha tolto tutti i documenti della banca del cassetto ed era uscita. Io in quei giorni avevo una importante visita cardiaca, dovevo andarci con la mamma ma lei non è venuta. Io non volevo parlarle perché avevo paura della mia reazione, di cosa sarebbe successo se lei mi fosse venuta contro urlando, avevo paura che sarebbe successo come con il mio capo al lavoro. Nel 2021 ho avuto uno scatto e l’ho spinto contro un bancale e poi l’ho colpito con le scarpe. Sentivo che in casa stavo vivendo la stessa tensione che nel 2021 al lavoro».

La lite

La deposizione di Ruben Andreoli è stata poi molto tesa man mano che ci si è avvicinati alla discussione che ha portato all’omicidio. «La mamma non mi parlava, non ce la facevo più. Abbiamo provato a portare in casa la valigia per vedere se reagiva in qualche modo ma non ha detto ancora nulla». Andreoli ha poi raccontato di avere preso coraggio: «Ho deciso di andare a parlare con la mamma, le ho chiesto perché avesse tolto le nostre foto. Lei mi ha detto che non ci voleva più vedere, che dovevamo andare via. Quando le ho detto che non poteva fare tutto quello per un banale litigio su un fine settimana di vacanza mi ha risposto che poteva anche perdonare me ma non mia moglie, ha detto proprio la signora è stata villana. Io a quel punto le ho risposto “come villana, con tutto quello che noi abbiamo fatto a lei, che ha anche perso il bambino?”. Ma la mamma mi ha detto che non dovevo dare a lei la colpa di una scelta che abbiamo fatto noi, e io nel sentire parlare del bimbo che abbiamo perso non ci ho più visto e le ho dato una sberla».

A quel punto i ricordi si sono fatti confusi: «Mi ricordo che ho preso la mamma per i capelli e che mia moglie mi tirava indietro. Poi non so cosa sia successo. Mi ricordo solo che poi ero sul divano con i vicini che mi chiedevano cosa avessi fatto». Tra le lacrime Androli ha proseguito «è una situazione assurda, l’ho letta nelle carte ma io non mi ricordo, è assurdo che abbia ucciso la mamma, è la persona più importante della mia vita. Per me è un brutto sogno, ogni mattina mi sveglio e mi chiedo perché la mamma non c’è. Chiedo ogni giorno agli psicologi perché non mi sono fermato».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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