Cronaca

Omicidio di Lonato, nella lite hanno sparato diverse pistole

Recuperate le due auto presenti quando è stata uccisa Dolores Dori, una nell’accampamento e l’altra abbandonata in provincia di Venezia
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Dolores Dori aveva 44 anni - © www.giornaledibrescia.it
Dolores Dori aveva 44 anni - © www.giornaledibrescia.it

In tanti erano armati. In diversi hanno sparato e i proiettili non hanno colpito solo Dolores Dori ma anche l’auto delle famiglie in cui è stato individuato il principale sospettato, il futuro consuocero della vittima, che al momento è attivamente ricercato un tutta Italia.

Passano le ore e la ricostruzione della sparatoria in cui è stata colpita a morte la 44enne di etnia sinti si arricchisce dei dettagli che man mano confluiscono nel fascicolo dell’indagine per omicidio aperto dalla Procura di Brescia e per il quale i carabinieri stanno lavorando sul lago di Garda, dove è avvenuto il delitto, e a Camponogara, dove viveva la donna uccisa e da dove lei, con il marito e alcuni dei figli, era partita giovedì per raggiungere la figlia che si era trasferita nel campo di via Ferrari a Lonato per stare con il fidanzato. Un legame, in vista di un matrimonio, che i suoi genitori non accettavano.

I riscontri

Nelle ultime ore i carabinieri hanno sequestrato una Fiat 500 bianca di proprietà della famiglia che vive nel Bresciano e che riporta, nella parte posteriore, almeno due fori di proiettile. Colpi che verosimilmente sono stati sparati da Dolores Dori o da uno dei suoi familiari quando hanno fatto irruzione nel campo per portare via la ragazza. Dal fronte opposto la famiglia Sinti stabilita sul Garda ha esploso almeno tre colpi, quelli che hanno raggiunto la 44enne all’addome e alla gamba e ne hanno decretato la morte.

Una delle auto dopo la sparatoria - © www.giornaledibrescia.it
Una delle auto dopo la sparatoria - © www.giornaledibrescia.it

Non è chiaro, e gli inquirenti lavorano a pieno ritmo per stabilirlo, chi abbia sparato per primo. La sparatoria si è svolta nei primi 15 metri a ridosso del cancello che segna l’ingresso del campo ed era stata preceduta da video di minacce, con le armi bene in vista, fatti circolare sui social.

Parallelamente è stata ritrovata, abbandonata a Mira, in provincia di Venezia, l’Alfa Stelvio con cui la vittima e il marito sono arrivati nel bresciano. Non ci sarebbero fori di proiettile sulla carrozzeria ma la vettura, che è sotto sequestro, sarà esaminata nel dettaglio nelle prossime ore. La certezza insomma è che abbiano sparato diverse armi, ma quali, nelle mani di chi e in che direzione, sarà stabilito dalle prove balistiche che gli specialisti dei carabinieri svolgeranno nelle prossime ore.

La faida

La vittima è una donna ben conosciuta alle forze dell’ordine, specializzata nell’odioso reato delle truffe agli anziani, ed è sorella di un pentito. Tutti elementi che hanno portato i carabinieri a vagliare ogni possibile pista ma che hanno perso consistenza man mano che si conosceva l’entità e la violenza della faida tra le famiglie di nomadi italiani per quel matrimonio che, almeno la famiglia della futura sposa, non aveva intenzione di accettare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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