Cronaca

Omicidio Elena Lonati, il fratello: «Non credo a quella ricostruzione»

Francesco Lonati, fratello di Elena uccisa 20 anni fa in chiesa a Mompiano, spiega: «Non perdono l’assassino e il fatto che sia libero è una sconfitta del nostro sistema»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Elena Lonati, uccisa il 18 agosto 2006. Aveva 24 anni
Elena Lonati, uccisa il 18 agosto 2006. Aveva 24 anni

Il pensiero è a quello che sarebbe potuto essere e non è stato. «Vent’anni è davvero tanto tempo. Oggi mia sorella avrebbe 44 anni e la immagino mamma» racconta Francesco Lonati, il fratello di Elena, uccisa nella chiesetta del santuario di Santa Maria a Mompiano il 18 agosto del 2006 dal sacrestano cingalese, ora libero dopo aver scontato la pena

Francesco, lei è padre di una bambina. La vicenda Elena come incide nella crescita di sua figlia?

Mia figlia, che tra l’altro ha una notevole somiglianza con mia sorella, sa che cosa è successo perché glielo abbiamo raccontato, senza entrare nei dettagli. E ogni tanto mi dice: “ma perché?”. Noi siamo cattolici praticanti, andiamo a messa e le ho raccontato che purtroppo entrando in chiesa una persona aveva fatto del male a Elena. Ma mia figlia insiste: “Perché uno le ha fatto del male?”. Mi sono trovato anch'io in difficoltà a darle una risposta. È chiaro che questa storia ha cambiato la famiglia in maniera molto pesante. Mio padre ha smesso di lavorare subito perché comunque non era più nelle condizioni di poter dedicare tempo ad altro. Però la nostra famiglia si è unita ancora di più.

Francesco Lonati, il fratello di Elena
Francesco Lonati, il fratello di Elena

Lei aveva capito subito che a sua sorella poteva essere capitato qualcosa di grave dopo che non era tornata a casa?

No. Assolutamente. Ricordo che io e mio padre andammo a fare denuncia di scomparsa e i Carabinieri ci dissero: “La ragazza è maggiorenne, devono passare 24 ore”. A quel punto consegnammo una foto di Elena in caserma e non avevo mai fatto una denuncia in vita mia, mi sembrava di vivere un film. Eravamo arrivati a sera senza sentire Elena dal mattino. Doveva fare tutto in quartiere a Mompiano: passare alla casa di riposo dalla nonna, poi in chiesa e mia mamma la aspettava a casa per pranzo. Elena era una persona che non aveva mai creato problemi e più passavano le ore e più vedevo negli occhi di mia madre sicuramente molta preoccupazione.

Fino a quando ricevete la notizia che una famiglia non vorrebbe mai sentire…

Ricordo perfettamente la visita dei carabinieri nella notte quando ci comunicarono che avevano trovato il corpo di Elena. Beh, insomma, da lì è iniziata un’altra vita per tutti noi.

Chi ha ucciso sua sorella era il sacrestano della chiesta dove Elena è stata trovata morta nascosta in un sacco sulle scale interne del pulpito. Confessando disse che invitandola ad uscire dalla chiesa lei era caduta, aveva sbattuto la testa contro il portone e lui credendola morta era andato nel panico e aveva nascosto il corpo. A distanza di 20 anni, lei crede a questa versione dei fatti?

No. Mi sembra una cosa totalmente assurda che l'assassino di mia sorella da solo abbia fatto quello che ha fatto. È talmente clamoroso, che io faccio fatica a pensare come un essere umano, se vogliamo definirlo essere umano, anche se io voglio che venga chiamato assassino, possa aver compiuto un gesto così disumano. Anche la dinamica non torna: la spinge, Elena cade, picchia la testa a tal punto da perdere i sensi. Quindi vuol dire che ha utilizzato una forza incredibile. E poi mia sorella cosa fa? Non si è mai difesa? Ricordiamo che la morte di Elena non è stata dovuta alla botta, ma per soffocamento perché era ancora viva quando è stata nascosta. Uno che fa tutto quanto descritto non può essere definito “un bravo ragazzo” come è stato descritto. In merito alle voci sui rapporti tra i due, io sono ragionevolmente certo che mia sorella non conosceva il suo assassino. Ne sono anzi assolutamente sicuro.

Perché come famiglia 20 anni fa avete accettato la ricostruzione agli atti?

In quel momento l’unica cosa che volevamo era cercare di trovare una pace e di capire cosa fare per rimanere una famiglia unita e per dare un proseguo alle nostre vite. Con la maturità di oggi la vivrei sicuramente in modo diverso.

Lei ha detto di essere cattolico, credente, praticante. Per chi crede esiste il perdono. Riesce a perdonare chi ha ucciso sua sorella Elena?

No, assolutamente no. Non sarò un cattolico perfetto.

È mai rientrato nella chiesa dove Elena è stata uccisa?

Non è nelle mie priorità. Nessuno di noi abita più a Mompiano, quartiere dove sono nato, cresciuto, ho giocato a calcio, ho vissuto l’oratorio.

Nell’autunno scorso ha conosciuto il papà di Giulia Cecchettin che ha reagito all’uccisone della figlia trasformando il dolore privato in dolore pubblico…

Mi ha detto che se non si fosse comportato così sarebbe impazzito. Quindi il suo modo di gestire il dolore che ha subito è stato quello di cercare di portare un messaggio a tutte le donne e ai giovani. Ho avuto anche il grande onore di conoscere Maurizio Piovanelli, il papà di Desiree, una persona straordinaria e particolarmente riservata, come lo siamo stati noi familiari di Elena.

Oggi l’assassino di sua sorella ha scontato la condanna ed è libero. Cosa prova?

La ritengo una grande sconfitta per il nostro sistema, al quale magari siamo chiamati a credere. In abbreviato è stato condannato a 18 anni. Per me in questo caso non c’era neanche da discutere: doveva essere punito con l’ergastolo. Diciamo che dopo qualche anno questo assassino ha ricominciato comunque ad avere una vita. È una sentenza che sicuramente trovo poco rispettosa nei confronti della mia famiglia.

Il suo messaggio alle ragazze di oggi?

Date rispetto e pretendete rispetto. Io devo dire che mia moglie Gaia è la persona che mi ha aiutato a trovare equilibrio. Noi siamo una famiglia molto unita: siamo abituati a parlarci tanto, a scontrarci tanto, ma ad andare a dormire sempre con la serenità di avere il piacere di svegliarsi tutti assieme. Questa è una cosa che mi piacerebbe che facessero in tanti: non portare rancore.

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