Cronaca

Omicidio di Puegnago, «il figlio ci pensava ma non lo ha organizzato»

Per l’avvocato di Mauro Pedrotti il processo si deciderà sulla differenza tra premeditazione e preordinazione
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Gli inquirenti sulla scena del delitto a Puegnago - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Gli inquirenti sulla scena del delitto a Puegnago - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

C’è una differenza profonda tra pensare di ammazzare qualcuno e poi farlo oppure pensare di ammazzare qualcuno, organizzare tempi, modi ed eventuali coperture del proprio gesto, e poi farlo. Dal punto di vista tecnico è quella che passa tra preordinare un delitto e premeditarlo. E ai fini della determinazione della pena, la prima non è un’aggravante, mentre la seconda sì.

Su questo aspetto, secondo l’avvocato Giovanni Brunelli che assiste Mauro Pedrotti, il 54enne di Puegnago che il 7 febbraio ha strangolato la madre Santina Delai, di 78 e che, dopo una notte di interrogatorio aveva confessato il delitto, spiegando che da 15 giorni voleva ucciderla perché non sopportava più di averla così vicina; i due infatti vivevano in abitazioni confinanti. Nell’interrogatorio successivo, davanti al Gip, aveva invece cambiato versione, spiegando di non aver pensato in anticipo di ucciderla.

Brunelli però ha precisato che «quella dichiarazione è arrivata dopo 12 ore di interrogatorio e senza la mia presenza. Al processo stabiliremo se e come quelle parole siano utilizzabili. Il mio assistito potrebbe aver pensato da due settimane di uccidere la madre ma se non ha posto in essere azioni o comportamenti preparatori non ha premeditato il delitto, l’ha solo preordinato e cambia ai fini della determinazione dell’aggravante».

L’annuncio

Il legale è poi tornato anche sul tema del manifesto funebre apparso in paese in cui il figlio, reo confesso del delitto, annuncia la morte della madre: «Non è stata una sua iniziativa. Dal giorno dopo l’omicidio si trova in carcere e ha potuto parlare solo con me e non mi ha chiesto nulla dell’annuncio. In quella vicenda non ha avuto nessun ruolo».

Dagli interrogatori e da quello che si è appreso fino ad ora dalle indagini, che sono ancora in corso da parte di Carabinieri e Procura e protette dal segreto, è emerso un contesto in cui spicca ancora una volta la banalità del male. Brunelli conferma che «fino a prima di commettere l’omicidio il mio assistito era una persona perfettamente inserita nel contesto sociale in cui viveva, con una famiglia e un lavoro». Alla contestazione, mossa da più parti, sul fatto che per Pedrotti sarebbe stato più semplice e più logico cambiare casa invece che uccidere la madre, l’avvocato allarga le braccia: «Questo è sicuro, purtroppo il fatto è stato commesso e ora sarà il processo a determinare la pena».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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