Le nomine di A2A fanno saltare i nervi al centrodestra

Dovevano mettersi d’accordo su un nome. Hanno preferito mettersi d’accordo sull’impossibilità di farlo. Giovedì, prima serata, l’annuncio della morte del fondatore della Lega Umberto Bossi non era ancora trapelato. I vertici cittadini del centrodestra si sono chiusi in una stanza. Ordine del giorno: consegnare alla sindaca Laura Castelletti una decisione condivisa sul nome (in quota opposizione) che – di qui a una manciata di giorni – siederà nel Cda della multiutility per eccellenza, A2A. Da quella stanza, in fondo a una discussione sghemba – tra piagnistei politici e una gara a chi strilla con più vigore – alla fine ne sono usciti con più nomi e meno centrodestra.
Veleni
La richiesta della numero uno di Palazzo Loggia era stata cristallina: fornitemi una rosa di nomi concordati tra cui pescare. La declinazione pratica si è però tradotta in una scena più da retrobottega che da vertice politico: invettive, pugni sul tavolo, una lite furibonda che a un certo punto ha fatto temere per l’incolumità dell’arredamento (il tavolo che, spinto, stava davvero per capovolgersi addosso a qualcuno, ha avuto un momento di cedimento emotivo).
Il punto era semplice, quasi didascalico. Fratelli d’Italia, forte dei numeri, era intenzionato ad aprire il «negoziato» su basi chiare: scegliamo noi. Lega, Brescia Civica e una Forza Italia in versione spezzatino della domenica (quindi, divisa come da tradizione) hanno risposto che no, l’asso pigliatutto non era previsto. Fine delle premesse, inizio del derby.
Il sempre latente scontro interno ha preso il sopravvento. Fabio Rolfi (Lega) e Mattia Margaroli (Fratelli d’Italia) se le sono dette di santa ragione e senza troppe cautele a distanza ravvicinata (la descrizione di un attimo: «Ci è mancato poco che arrivassero allo scontro fisico»), Paolo Botticini (patron della Civica) non si è sottratto al momento clou dell’arringa, qualcuno è sbottato, qualcun altro – irritato – ha vissuto come un affronto anche solo l’idea di trattare. Insomma: ciascuno è rimasto impegnato a dimostrare agli altri che il negoziato lo doveva gestire lui (anche a costo di non chiuderlo mai). Insomma: non è andata liscia come l’olio o, per usare un eufemismo - si può dire che il centrodestra non era proprio sintonizzato sullo stesso canale.
Desiderata
Così la lunga serata di coltelli e (assai sporadiche) risate si è spenta da sola: un conclave senza Papa, con una fumata che più nera non si può. E una conclusione per certi versi quasi didattica: ognuno per sé, nomi inviati separatamente. Politicamente: la decisione (e l’esito della partita) è stata consegnata direttamente nelle mani dell’avversario, ossia la sindaca.
Venendo al merito: Fratelli d’Italia ha indicato Marina Bernardi, l’uscente Elisabetta Bombana e Graziella Venturi. Lega e Civica hanno puntato su Alberta Marniga, ex presidente della Fondazione della Comunità Bresciana. Forza Italia si è presentata in ordine sparso: il segretario cittadino Flavio Bonardi appoggiava Paola Vilardi, il capogruppo Paolo Fontana è stato descritto «in modalità aerea» sul tema, ossia in silenzio. Che, a queste latitudini, è una forma evoluta di comunicazione politica: significa «per me è no», anche se il nome apparteneva al suo partito (ma tra gli azzurri bresciani ha del resto sempre tirato una brutta aria, esito di «correnti» parecchio contrapposte). Dunque, compattezza non pervenuta. Ma un risultato, come detto, sì: nel tentativo di contarsi, il centrodestra si è sottratto.
Prescelti
E adesso? Laura Castelletti dovrebbe chiudere la partita entro l’inizio della prossima settimana, in tandem con Milano. Ufficialmente nulla è firmato né protocollato, ma i giochi sembrano apparecchiati. Sul fronte centrosinistra i nomi in pole sono definiti: Flavio Pasotti (quota sindaca), Nicla Picchi e Maurizio Tira (quota Pd). Sul lato opposto, la soluzione più lineare coincide anche con la più beffarda: confermare l’uscente Bombana, cioè il nome di chi rivendicava il diritto di scegliere, ossia FdI. Una consigliera con cui Cda e Loggia hanno lavorato bene (ed è proprio questo il capo d’accusa interno: troppa azienda, poco asse politico).

Se A2A sembra avviarsi a una chiusura ordinata per il centrosinistra, il capitolo successivo si annuncia con qualche amaro in bocca. Su Brescia Infrastrutture la partita è infatti ancora aperta: la sindaca ha chiesto ai dem un’alternativa a Marcello Peli, i dem non intendono neppure contemplarla. Traduzione: altro giro, altro tavolo (si spera emotivamente più stabile di quello del centrodestra).
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