C’è un elicottero che porta via la statua di Lenin. È il 1990. È Berlino Est. È Good Bye, Lenin: il film che più di tutti affronta il concetto dell’Ostalgie: la nostalgia per la Repubblica democratica tedesca che si sviluppò in Germania dopo la riunificazione. La statua di Lenin era un simbolo. Come simboli erano quelle di Mussolini e di qualsiasi altro leader politico. Sono state quasi tutte abbattute. Alcune prima e altre dopo. Non stiamo parlando di cancel culture. Sono stati tagli netti con il passato, spesso doloroso. Certo, non per tutti, perché i nostalgici si trovano ovunque.
Oggi di monumenti veri e propri dedicati a personaggi politici controversi se ne trovano pochi, ma spesso le discussioni e i dibattiti nascono quando si promuovono nuove intitolazioni. Che siano vie, piazze o parchi è facile che si arrivi a un confronto acceso, alla protesta. A volte anche fuori dalla legalità.
L’ultimo caso
Il caso più recente è quello dell’intitolazione a Sergio Ramelli di un giardino a Maclodio. La figura del militante del Fronte della gioventù, ucciso nel 1975 a Milano da un gruppo di Avanguardia operaia, genera da sempre diatribe. È successo anche meno di un anno fa in Consiglio provinciale, quando è stata approvata una mozione per intitolare al giovane assassinato un immobile della Provincia. A Maclodio la targa per Ramelli è stata deturpata e poi sono comparsi adesivi pro remigrazione e anche una copia della Costituzione.
Se parliamo di toponomastica – o più nello specifico di odonomastica (la branca specifica che si occupa esclusivamente dei nomi delle vie di comunicazione e delle aree urbane) – quella nella Bassa è l’unica intitolazione per Sergio Ramelli che esiste in provincia di Brescia. Spesso, infatti, le proposte dedicate a figure spinose provocano scontri politici e proteste, che portano a un nulla di fatto. Come nel 2019 Ghedi, dove l’intitolazione di una piazza a Giorgio Almirante rimase solo un’idea.
Come funziona
Ma chi decide i nomi dei luoghi che abitiamo dunque? Spetta al Comune, ma c’è un preciso iter da seguire. La proposta può arrivare da associazioni, comitati o attraverso petizioni, ma anche direttamente dal sindaco e dagli assessori. L’ufficio toponomastica del Comune verifica che sia tutto in regola (ad esempio che non esista già una via con lo stesso nome) e successivamente la Giunta può approvare la decisione con una delibera. Dopodiché il Comune invia la documentazione al prefetto per l’autorizzazione definitiva. Al netto di alcune specifiche deroghe, non è possibile intitolare vie, strade, piazze o parchi a persone che sono decedute da meno di dieci anni.
Tra colonialismo e fascismo
I nomi delle strade non sono mai del tutto neutrali: raccontano quali eventi, valori e personalità una comunità ha scelto di consegnare alla memoria collettiva. Sono riferimenti culturali di varie epoche. Elementi simbolici, luoghi e personaggi che hanno segnato la storia. Ma proprio per questi motivi possono essere molto diversi da luogo a luogo, perché la storia può essere molto diversa da luogo a luogo. In Provincia di Brescia, ad esempio, non troveremo piazza Lenin o via Stalingrado come succede in Emilia. Al contrario sono molte le vie intitolate a sacerdoti, visto il profondo radicamento della Chiesa cattolica nella nostra società.
Esistono però alcuni casi curiosi. Nel Bresciano, come nel resto d’Italia, le intitolazioni a personaggi o avvenimenti legati al periodo colonialista e a quello fascista sono state quasi tutte sostituite. Restano solo pochi riferimenti. In città, oltre alle vie dedicate alle colonie di Somalia ed Eritrea e a piazza Vittoria, c’è anche via Amba d’Oro: il nome fa riferimento alla battaglia combattuta nel 1936 durante la Guerra d’Etiopia, dove operò il Battaglione Alpini «Uork Amba», che è poi anche la denominazione del massiccio montuoso.

A Ponte di Legno, infatti, esiste una via che ha proprio questo nome: Amba Uork. Mentre a Marone c’è via Amba Alagi, un’altra montagna che fu teatro di una battaglia durante la guerra di Abissinia.
Sono invece ben quindici i comuni bresciani (Bagolino, Barbariga, Carpenedolo, Dello, Lumezzane, Malonno, Pian Camuno, Piancogno, Ponte di Legno, Prevalle, Quinzano d’Oglio, Urago d’Oglio, Verolanuova, Vione) che hanno una via, un largo o una piazza dedicati all’11 febbraio: giorno in cui, nel 1929, furono firmati a Roma i Patti lateranensi. L’11 febbraio è anche la data della prima apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette Soubirous (1858). Tuttavia, quando una strada vuole ricordare questa ricorrenza religiosa, è molto più frequente una denominazione esplicita come via Madonna di Lourdes.
A San Felice del Benaco una via prende il nome di Costanzo Ciano, padre di Galeazzo e dunque consuocero di Mussolini. Fu presidente della Camera dei deputati e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e nell’estate del 1922 prese parte ai fatti di Livorno, al termine dei quali l’amministrazione socialista fu costretta a dimettersi sotto la minaccia di gravi ripercussioni.

Ad Adro e a Cazzago San Martino (nella frazione di Bornato), invece, esiste via Vittorio Emanuele III, il re d’Italia (dal 1900 al 1946) che non firmò il decreto di stato d’assedio per mettere fine alla marcia su Roma, affidò il governo a Mussolini e promulgò i provvedimenti con cui il regime smantellò progressivamente lo Stato liberale.
Ci sono poi tre vie (a Gottolengo, Quinzano d’Oglio e Verolanuova) e una piazza (a Leno) intitolate ad un altro personaggio molto conosciuto dell’epoca fascista: Giovanni Gentile. Filosofo e pedagogista, fu ministro dell’Istruzione dal 1922 al 1924 e firmò la riforma che porta il suo nome, definita da Mussolini come la «più fascista delle riforme». Aderì poi alla Repubblica sociale italiana e venne ucciso nel 1944 dai partigiani dei Gruppi di azione patriottica.
A sinistra
Considerando che il Partito comunista e il Partito socialista sono stati due protagonisti democratici della storia d’Italia e fondamentali nello sviluppo della Repubblica, è molto più facile trovare delle intitolazioni a esponenti politici di quell’area. E quindi sono parecchie le vie e le piazze dedicate ad Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer o Pietro Nenni.
Esistono però alcune rarità che riguardano anche il mondo di sinistra. In provincia di Brescia ci sono tre vie Carlo Marx: a Sirmione, Manerbio e Carpenedolo. Quest’ultimo è anche il solo che ospita via Ernesto Che Guevara.

C’è poi un riferimento curioso a Roncadelle, dove una via è stata dedicata a Jurij Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio nel 1961. È vero che l’intitolazione potrebbe essere legata più all’esplorazione spaziale che al comunismo, ma vista la storica posizione a sinistra del Comune dell’hinterland, è sensato pensare che sia un omaggio a un uomo simbolo di quell’universo.
Aggiungiamo una curiosità, che esula dalla politica ma si rifà a quello spazio geografico. Passirano è l’unico paese nel quale una via è stata intitolata a uno scrittore russo: nel caso specifico è Lev Tolstoj.
Le particolarità
Sempre a Roncadelle c’è via Tien An Men. È il solo paese in provincia che ricorda il luogo in cui si verificò la più importante protesta popolare contro il governo cinese, che represse militarmente le manifestazioni provocando un grande numero di vittime. Lì divenne famoso il «Rivoltoso sconosciuto», un uomo cinese che si mise davanti ad alcuni carri armati fermandone l’avanzata.
Il paese dell’hinterland è anche l'unico ad avere un intero quartiere dedicato alle vittime di piazza Loggia: otto vie intitolate alle otto persone uccise nella strage fascista del 28 maggio 1974. In tanti altri Comuni bresciani ci sono vie e piazze denominate in maniera più generica: caduti o martiri di piazza Loggia.

A Gavardo c’è via Yitzhak Rabin, politico e generale israeliano che fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1994, un anno prima di essere assassinato da Yiga Amir, uno studente israeliano di estrema destra e fanatico religioso.
Desenzano del Garda è invece il solo Comune che ospita una via per Luigi Calabresi, il commissario della Questura di Milano ucciso il 17 maggio 1972 in un attentato per il quale furono condannati esponenti legati a Lotta continua. In precedenza era stato accusato da una parte dell’opinione pubblica di sinistra di aver assassinato nel 1969 l’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dal quarto piano della questura mentre era in custodia per le indagini sulla strage di piazza Fontana.

Un’altra peculiarità riguarda Alcide De Gasperi: moltissimi spazi portano il nome del fondatore della Democrazia cristiana, ma a Brescia non gli è stata dedicata una via, bensì la tangenziale Sud. È il solo caso in cui una strada a scorrimento veloce non porta il nome di un riferimento geografico.
Il nome più ricorrente tra le vie e le piazze della provincia e quello di Giuseppe Garibaldi, ma moltissime sono anche le intitolazioni ad Aldo Moro, politico della Democrazia cristiana rapito e ucciso dalle Brigate rosse nel 1978.
Mancano le donne
Mancano poi moltissime figure femminili. Uno sbilanciamento – quello tra i generi – che riguarda tutta Italia e non solo la nostra provincia. Per fare alcuni esempi: ci sono solo due vie per Nilde Iotti (partigiana e prima presidente donna della Camera dei deputati) e quattro dedicate a Laura Bianchini (castenedolose e una delle 21 donne elette all’Assemblea costituente). Ma si può continuare: tre vie e una piazza per Rita Levi Montalcini, una sola via per Margherita Hack (a Leno) e una sola piazza per Tina Anselmi (a Ome). Sono un po’ di più, invece, i luoghi intitolati a Oriana Fallaci, Maria Montessori e Grazia Deledda.
La toponomastica non è dunque un semplice elenco di indirizzi. È una mappa della memoria pubblica, costruita nel corso dei decenni attraverso scelte, rimozioni e compromessi. Alcuni nomi diventano familiari fino a perdere il loro significato originario; altri continuano invece a dividere. E ogni nuova targa, prima ancora di indicare un luogo, dice qualcosa sulla comunità che ha deciso di collocarla.




