Nuova sede di A2A in via Sostegno, la trattativa è «franata» il 1° luglio

Il Comune ci conta(va). Tanto da avere imbastito una trattativa nella trattativa a monte, nel 2021, l’anno della luna di miele con il progetto annunciato e che – sulla carta – avrebbe dovuto «cambiare il volto di via Sostegno», uno spicchio di città in cerca d’autore da decenni. Ci si era arrovellati per bene, fino ai dettagli: no, l’auditorium da quattrocento posti è troppo piccolo, alla città ne serve uno più grande, da mille posti almeno, serve del verde, serve una piazza come punto di ritrovo e poi un parcheggio in struttura per gli utenti della stazione ferroviaria. «E sia», si era detto. Poi, la fase complessa del tavolo di lavoro per cercare una quadra intricata ma che pareva sempre «a un passo». Fino ad arrivare ad oggi, con gli attori protagonisti che raccontano due epiloghi opposti.
Da un lato, c’è la proprietà del comparto che - per «voce» della G.C. Real estate development di Gianbattista Gaburri - parla di un de profundis schietto e palese, della serie: la sede di A2A in via Sostegno non sarà realizzata. Dall’altro lato, c’è lo stupore del board dell’utility, che dichiara un finale aperto, ancora da scrivere e, anzi, ribadisce il suo interesse per quell’area. Purché cambino le condizioni.
Giochi chiusi?
«Le trattative avviate sin dal gennaio 2021 tra A2A e G.C. Real estate development, sviluppatore per conto proprio e degli altri compartisti del Piano attuativo At. A6 in via Sostegno, si sono concluse a seguito di una comunicazione ufficiale del 1° luglio 2025 con la quale A2A, dopo aver ricevuto diverse proposte ed ipotesi, ha informato la nostra società che non sussistono i presupposti per procedere all’acquisizione di parte dell’area» sottolinea la proprietà del sito. Che tiene a precisare come, proprio per questo, dall’estate che ci lasciamo alle spalle, «ogni confronto o trattativa formale è da considerarsi conclusa per volontà della stessa A2A, che non ritiene vi siano le condizioni per proseguire. Riteniamo importante fornire un’informazione aggiornata sulla reale situazione del progetto e dei rapporti tra le parti» aggiunge infine G.C. Real estate.
Altra versione
C’è però un’altra versione di questa storia, quella che la seconda protagonista della trattativa a due continua a ribadire: «Sorprendono le affermazioni di G.C. Real estate development in relazione all’interruzione del dialogo con A2A per la compravendita dell’area in via Sostegno». Perché «sebbene negli ultimi mesi il dialogo si sia complicato, e non certo per disinteresse di A2A, quanto per gli elementi di incertezza e la significativa variazione delle condizioni economiche indicate nella nuova proposta di piano attuativo presentata nel 2024 da G.C. Real estate development - sottolineano dall’utility -, il confronto non si è comunque interrotto».
I vertici dell’azienda non negano il carteggio del 1° luglio, ma aggiungono un ulteriore tassello alla trama: dopo quella comunicazione - insistono - «si sono svolti ulteriori incontri con la proprietà dell’area, a metà settembre e a metà ottobre, finalizzati a valutare possibili soluzioni, tuttora oggetto di approfondimento.
A conferma dell’interesse dell’azienda, nel Piano strategico al 2035, recentemente aggiornato, è stato confermato il budget destinato alla realizzazione della nuova sede bresciana. Tuttavia, è preliminarmente indispensabile, per la prosecuzione del dialogo, che le condizioni che G.C. Real estate intende proporre siano chiare e sostenibili, al fine dello svolgimento da parte di A2A di tutte le più opportune, doverose e adeguate valutazioni».
Scenario
Stando al disegno originario, che prevedeva un investimento stimato in circa 50 milioni di euro, la moderna sede di A2A avrebbe dovuto occupare circa la metà del comparto in via Sostegno, rilanciando così il «lato B» della stazione ferroviaria, un cruccio per tutte le Amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi vent’anni. Il progetto aveva entusiasmato anche per un’altra ragione: l’arrivo della struttura non avrebbe creato ulteriori vuoti urbani, perché la storica casa della multiutility, quella in via Lamarmora, sarebbe rimasta comunque operativa, mentre la (ei fu) torre nuova di zecca avrebbe ospitato il quartier generale della multiutility con una vocazione più rivolta alla rappresentanza.
Insomma, un’operazione speculare a quella messa in moto nel capoluogo dell’altro socio di maggioranza: Milano. Solo che Palazzo Marino può davvero sfoggiarla e «spenderla» come un successo, politicamente parlando. Palazzo Loggia e Brescia (ora è chiaro), no.
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