Neve in forte calo: solo la pioggia ci salva dalla siccità in estate

Sulla prossima estate non pare aleggiare lo spettro del 2023. Gli esperti, infatti, non ravvedono il rischio di una stagione siccitosa, anche se invitano a non sottovalutare alcuni indicatori. Secondo la recente analisi sulle precipitazioni elaborata da Fondazione Cima (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), quest’anno sulle Alpi centrali si è registrato un calo del 47% delle nevicate rispetto al precedente. Un dato che preoccupa, se si considera che la neve è particolarmente preziosa, poiché garantisce un rilascio lento e prolungato di acqua nel suolo.
Lo spiega chiaramente Giulio Betti, meteorologo del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche): «La neve, a differenza della pioggia, va ad alimentare la natura lentamente, permettendo così di contrastare nel lungo termine i periodi di siccità. La sua assenza provoca conseguenze non trascurabili. E quello attuale è purtroppo un anno che ha visto un peggioramento in termini di precipitazioni nevose». Secondo uno studio condotto da Lab24-Sole24Ore, in collaborazione con la stessa Fondazione Cima, tra il 1° novembre e il 10 gennaio si è registrata una riduzione del 63% del manto nevoso sulle Alpi rispetto alla media dello stesso periodo degli anni compresi fra il 2011 e il 2023. Ne è derivata una minor portata dei fiumi, con un aumento del rischio di siccità.
Nel Bresciano
Anche nel Bresciano, si delinea la stessa tendenza: negli ultimi cinque anni, la nevosità media annua è precipitata a 2,3 centimetri rispetto ai 15 degli anni ’90 e agli oltre 25 del periodo 1950-89. Un deficit però fortunatamente compensato dalle piogge più intense, come evidenzia Betti: «Partiamo da un surplus di precipitazioni importante, specie in Italia settentrionale. In Lombardia, le scorte idriche sono significative: ci sono più risorse per affrontare un’estate calda». A titolo d’esempio, il lago di Garda vanta ora un livello di riempimento del 101,4%, e, pur meno colmi anche l’Eridio e il lago d’Iseo presentano afflusso di gran lunga superiori al deflusso.

Le previsioni
Il problema della siccità resta in ogni caso sullo sfondo. Tanto più che quella che ci aspetta sarà un’estate simile alle ultime, caratterizzata da temperature superiori alla media e da un numero di ondate di caldo superiore al normale. «È possibile, tuttavia – conforta Betti – che la calura venga spezzata da temporali intensi». Per comprendere meglio gli elementi che permettono di formulare le previsioni estive, il meteorologo spiega l’esistenza di due sistemi utili: «Il primo è costituito dalle teleconnessioni climatiche, ossia eventi meteorologici a vasta scala che – pur verificandosi in aree lontane dall’Europa – hanno un’influenza diretta sull’atmosfera». Un esempio è El Niño, fenomeno meteorologico che rappresenta una delle fasi del ciclo El Niño-Southern Oscillation (ENSO), durante il quale le temperature superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale risultano più alte rispetto alla media di lungo termine. «Il secondo sistema – continua Betti – si basa sui modelli del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) che forniscono mappe aggiornate sull’andamento meteorologico europeo».
Le nuove generazioni
Sulle previsioni estive, tuttavia, il meteorologo ribadisce: «Non è importante concentrarsi solo sull’estate, piuttosto è bene domandarsi quanto non piova d’estate. In altre parole, non è l’estate che fa la risorsa idrica ma sono autunno e inverno a farla. Solo così sarà possibile pianificare in vista di un futuro che alternerà sempre più momenti di grande risorsa idrica a periodi di estrema siccità». E a proposito di futuro, in questo quadro, l'emergenza climatica è non da oggi in cima alle priorità delle nuove generazioni che si impegnano per un domani più ecosostenibile. Anche a Brescia, negli ultimi anni, più volte tra gli altri, si è attivato per sensibilizzare l'opinione pubblica Fridays for Future, un movimento che si batte affinché la giustizia climatica e la sostenibilità vengano messe al centro del dibattito politico.
«È positivo che i ragazzi cerchino delle buone pratiche di mitigazione e si ispirino ai movimenti climatici esistenti – afferma Betti –. È importante che si informino con consapevolezza, approfondendo i problemi climatici senza fermarsi alla prima spiegazione fornita. Soprattutto, è bene che non cedano allo sconforto di fronte alle cattive notizie, anche se il loro futuro è più incerto rispetto alle generazioni precedenti».
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