Appena dopo l’approfondimento sull’uomo di Neanderthal e appena prima del servizio sulle prima fotografie dei grattacieli di Manhattan. Eccola lì, Brescia. «Un capoluogo di provincia dell’Italia settentrionale in cui la stratificazione del passato è tangibile quasi a ogni angolo di strada. Templi romani, chiese medievali e palazzi veneziani raccontano la loro storia. Historia ha fatto un viaggio nel tempo»: parte così, accanto alla riproduzione di un elegante bassorilievo conservato nel Museo di Santa Giulia raffigurante un pavone e tralci di vite – simboli cristiano-longobardi della resurrezione e della sofferenza di Cristo – il lungo reportage che il numero autunnale di National Geographic Historia ha dedicato alla città. La firma è quella di Servaas Neijens, caporedattore della rivista bimestrale dei Paesi Bassi, che con taccuino in mano e macchina fotografica al collo ha trascorso qualche giorno tra il centro storico e la provincia per documentare una città di cui aveva sì sentito parlare, ma che voleva vedere con i propri occhi.

L’approfondimento
L’occasione per approfondire la storia, la cultura e l’arte del territorio è arrivata grazie a Visit Brescia, che l’ha ospitato in collaborazione con la Film Commission del Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei. Il risultato è un lungo reportage di dieci pagine che parte dal Colle Cidneo, passa per la Basilica di San Salvatore – soffermandosi a lungo davanti alla croce di Desiderio, capolavoro carolingio decorato con 212 pietre preziose e gemme – e arriva al Corridoio Unesco, facendo un de-tour sul lago di Garda, verso le Grotte di Catullo. Accanto ai testi di Neijens c’è un ricco apparato fotografico: le immagini sono state scattate dallo stesso caporedattore, che ha visitato la città da esperto ma anche da turista, godendo tanto delle bellezze quanto dell’ospitalità bresciana.
Vivibilità
Intervistato nei giorni del suo soggiorno, Neijens ci aveva svelato che questa non era esattamente la sua prima volta a Brescia, anche se nei fatti sembrava esserlo. La prima, infatti, fu con la sua famiglia, ma era trascorso troppo tempo per ricordarsene. Una volta qui, ha trovato una città tipicamente italiana, ma molto più vivibile di tante altre che ora, a suo avviso, sono solo piene di negozi e gelaterie. L’offerta enogastronomica di certo a Brescia non manca, ma ciò che l’ha colpito è la stratificazione: «La cosa unica è la continuità concreta e visibile delle diverse epoche. Romana, longobarda, medievale… – aveva spiegato –. Il fatto che la città sia compatta e che tutto sia vicino la rende facile da visitare, e allo stesso tempo affascinante».
Vedere Brescia sulle pagine patinate di una rivista fa oggi un certo effetto, nell’era delle mete-Instagram. Ma, proprio come ci aveva detto il giornalista, «per fortuna ancora molte persone amano leggere le storie sulle riviste, quelle scritte da chi è stato personalmente nei luoghi come ho fatto io qui, controllando di persona ciò che ho letto in precedenza. Viaggiare è un’esperienza diversa e unica. Io a Brescia ho percepito l’atmosfera. Ho visto con i miei occhi i dettagli nella pietra».




