Tutela dei boschi, come funziona il Registro dei crediti di carbonio

Le aziende possono finanziare progetti rendendo le foreste miniere d’aria pulita, contrastando concretamente il cambiamento climatico
Le nostre foreste sono una risorsa per il territorio - © www.giornaledibrescia.it
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Per arrivare al traguardo mancano ancora alcuni passaggi, ma la strada per trasformare 11 milioni di ettari di foreste – 171mila nella sola provincia di Brescia – in una miniera d’aria pulita è finalmente tracciata. Il primo, fondamentale passaggio si è concretizzato venerdì con la firma del decreto interministeriale Masaf-Mase che ha istituito il Registro pubblico nazionale dei crediti di carbonio volontari del settore agroforestale.

Uno strumento che premia il contributo dei boschi italiani al contrasto del cambiamento climatico, grazie alla capacità di assorbire qualcosa come 35 milioni di tonnellate di Co2 all’anno, e che vuole metterlo a frutto. Anche le foreste bresciano fanno la loro parte, sequestrando a loro volta circa 818mila tonnellate di anidride carbonica.

Moneta ecologica

Una capacità che viene ora riconosciuta e quantificata e che sarà, possibilmente, potenziata. Come? A partire dalla creazione del Registro, affidato al Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’economia agraria), le attività di gestione attiva, riforestazione, miglioramento strutturale e tutela del bosco messe in campo da Comunità montane, Consorzi forestali o proprietà collettive, potranno generare valore economico diretto.

E non bruscolini, ma si parla di qualcosa come 400 milioni di euro l’anno. Le azioni virtuose, che dovranno rispettare determinati criteri, produrranno crediti di carbonio certificati (pari a 1 tonnellata di Co2 equivalente per credito) che potranno essere acquistati da aziende, enti pubblici o privati con l’obiettivo di compensare le proprie emissioni inquinanti.

Le specifiche

Le linee guida, illustrate dal Masaf, prevedono che possa generare crediti una gestione dei boschi che apporti attività aggiuntive rispetto alla mera conservazione prevista dalla normativa, attraverso progetti che durino almeno 20 anni, certificato da un ente terzo accredito. Non solo. I crediti generati potranno essere ceduti non prima di cinque anni. Ovvero quando le comunità e i territori avranno già risentito positivamente degli effetti benefici degli investimenti sui boschi.

Il Registro dei crediti di carbonio, quindi, si profila quindi come uno strumento concreto e in grado di produrre nel tempo una vera trasformazione e un vero tesoro d’aria pulita. Contrastando, allo stesso tempo, anche l’odioso fenomeno del greenwashing e le pratiche connesse al marketing verde ingannevole. «La sfida – per dirla con le parole del ministro Lollobrigida – è trasformare le foreste italiane in un pilastro della transizione ecologica, rendendo la gestione attiva non solo un dovere ambientale, ma anche un’opportunità economica».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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