Dal Musil light alla casa dell’Innovazione: il futuro del Comparto Milano

Inviata la richiesta di revisione del progetto a Klaus Schuwerk: l’idea è riservare al Museo 4mila metri quadrati e 8mila al distretto
Il progetto di Schuwerk sarà revisionato
Il progetto di Schuwerk sarà revisionato
AA

L’iconica torre, segno particolare del progetto vergato da Klaus Schuwerk (l’architetto tedesco che nel 2004 vinse il concorso per la progettazione del Musil, allora insieme al collega Jan Kleihues) ci sarà. Come pure resta scalfito nella pietra l’ordine cronologico con cui prenderanno forma gli spazi: prima si chiude la partita del Museo dell’industria e del lavoro, poi ci si concentrerà sulla casa dell’innovazione (il Bind, acronimo di Brescia innovation district).

Eccolo – in estrema sintesi – il «ritorno al futuro» del Comparto Milano, una città dentro la città che sembra appartenere a un altro tempo. E che, grazie allo scacco della Loggia – che è riuscita ad escutere la fideiussione di circa 13 milioni di euro – sembra cominciare a rimettersi in moto. Un traguardo che, se raggiunto, non sarebbe soltanto economico ma soprattutto simbolico: è la città che si riprende ciò che, per decenni, è rimasto sospeso tra polvere e sogni.

La «casa madre»

In questi mesi gli incontri tra l’assessore Andrea Poli, incaricato della partita dalla sindaca e alla regia di entrambe le operazioni (Musil e Bind), e il presidente della Fondazione Musil, Francesco Fontana, sono proseguiti.

Il presidente della Fondazione Musil, Francesco Fontana
Il presidente della Fondazione Musil, Francesco Fontana

Mappali, disegni ed esigenze alla mano la comunione d’intenti è stata rintracciata. E parte da questo presupposto: per realizzare la «casa madre» (quella appunto di Brescia) del polo dedicato ad Eugenio Battisti bisogna fare i conti con i fondi effettivamente disponili, altrimenti il disegno andrà in cavalleria a tempo indeterminato. Tradotto in cifre: sul piatto ci sono i 12.982.377,45 euro incassati (in due atti) sulla scia della fideiussione. Va da sé che la mega sede originaria non è più sostenibile, ma un formato ridotto sì. Precisazione d’obbligo: un mini Musil – nelle intenzioni di Fondazione e Comune – non significa un museo minore, significa solo un ridimensionamento di quella che resta a tutti gli effetti la sede centrale degli altri tre poli culturali (San Bartolomeo, Cedegolo e Rodengo Saiano).

Suddivisioni

Da cosa si sta ripartendo quindi? Prima i punti fermi: sulla suddivisione degli spazi, di massima, ci siamo. A partire dalla grande hall – pensata in condivisione con la futura casa del Bind –, fino ad arrivare all’impianto generale. Il Musil si svilupperà come una sorta di «L» rovesciata e – stando alle prime interlocuzioni – la superficie museale dovrebbe occupare circa 4mila metri quadrati, mentre al Bind (operazione che partirebbe in seconda battuta e, quindi, slegata dall’Eugenio Battisti) sarebbe riservato il resto dello spazio, vale a dire circa 8mila mq: le due traiettorie si toccano, ma non si sovrappongono. Per tradurre in pratica questo proposito – ovviamente – servirà rivedere un’altra volta il progetto. Per questo la Loggia ha già scritto all’architetto Klaus Schuwerk, da cui si attende una risposta.

Grattacapi

Tutto deciso quindi? No. Sono sostanzialmente due i grattacapi da risolvere e sui quali è necessario un ulteriore confronto: il primo progettuale, il secondo economico. Tra la hall e il percorso museale è al momento immaginata la realizzazione di un auditorium di medie dimensioni (con una platea da 500-600 posti). Il bivio è qui: mantenere questa previsione oppure no? Tenere la sala significa dotare il comparto di uno spazio capace di produrre eventi, ospitare incontri e attività e, quindi, generare flussi e introiti. Stralciarla significa liberare superficie per laboratori, attività museali, funzioni (a quel punto si potrebbe cioè sfruttare l’altezza e dedicare un piano al Musil e l’altro al Bind).

L'ex Tempini: l'area tra via Stefana e via Eritrea dov'è previsto il Musil - © www.giornaledibrescia.it
L'ex Tempini: l'area tra via Stefana e via Eritrea dov'è previsto il Musil - © www.giornaledibrescia.it

La decisione non è formale. Senza auditorium aumenta la flessibilità interna. Con l’auditorium cresce la capacità di animazione. È una scelta di identità prima ancora che di metri quadri. E sarà uno dei punti da sciogliere nelle prossime settimane.

La seconda questione è invece legata alla sostenibilità economica non dei lavori della sede («spesati» con i circa 13 milioni), ma della gestione complessiva, una partita che non solo coinvolge tutte le sedi del Museo dell’industria e del lavoro ma anche tutti gli attori coinvolti nella convenzione, perché toccherà a tutti i soci compartecipare.

Il passaggio chiave sarà il confronto con la Regione: l’obiettivo è riuscire a organizzare a Palazzo Lombardia un incontro entro l’estate. In quell’occasione Comune e Fondazione contano di presentarsi con una proposta rimodulata, accompagnata da un piano economico-finanziario. Tavolo regionale nel quale non si parlerà del Bind, ma solo del Musil, della sua sostenibilità, della sua gestione, dell’equilibrio dell’intera rete museale e del nuovo accordo da sottoscrivere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...