«Quando un operaio muore se ne parla per tre giorni, ma poi passa in secondo piano. Noi abbiamo avanzato delle proposte concrete, ma serve che tutti quanti, compresi i privati, la Pubblica Amministrazione e la politica, facciano il proprio dovere: ci devono essere più controlli nei cantieri, meno libertà sui subappalti e chi sbaglia deve pagare». Anche ieri mattina a Palazzolo, nella zona dell’ex Filanda, era presente Ibrahima Niane, segretario bresciano della Fillea-Cgil, che sta cercando di fare chiarezza sulla vicenda. Ieri ha incontrato anche il fratello - residente a Rovato - di Rahimi Bouzekri, il 56enne marocchino che risulta ancora disperso.
«Tre dei quattro operai erano iscritti alla Cassa edile sia di Brescia sia di Bergamo - spiega il sindacalista -. Questo è dovuto alla mobilità dei lavoratori». Dunque significa che avevano dei contratti da muratori, ma poi succede «che spariscano dai nostri radar - aggiunge -. E proprio per affrontare questa situazione, insieme alle altre sigle sindacali, abbiamo sottoscritto con l’Ance di Brescia, il programma Check proprio per mappare lo spostamento dei lavoratori e la suddivisione dei cantieri. Avevamo chiesto per esempio a Regione Lombardia di introdurre il badge nei cantieri, ma non siamo stati ascoltati».



