C’è più tensione del solito fuori all’aula degli esami di Gestione della filiera logistica al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Brescia. C’è altro, oltre alla tipica ansia studentesca.
«Dopo tutto il caos dei giorni scorsi c’è timore di ripercussioni. Speravamo che oggi venisse incaricato il suo assistente». E non è un caso che tre docenti si siano spontaneamente presentate al dipartimento di ingegneria meccanica e industriale per presenziare fuori dall’aula «a tutela degli studenti e delle studentesse».
Il professore accusato da studenti anonimi di molestie e insulti sessisti si è difeso negando «il 99,9% di ciò che ho letto» ma le studentesse ribattono che «quel 99,9% l’abbiamo visto e sentito coi nostri occhi».
In aula
E ora che è stato aperto il vaso di Pandora, sono in tanti a raccontare «un costante clima di tensione, davvero brutto, a lezione. Ci avevano avvertito già prima di cominciare il corso. Non sapevamo nulla di quelle lettere, ma questo suo atteggiamento è sistemico e lo conoscono tutti.
All’inizio sopportavamo, poi è diventato intollerabile. Dopo qualche lezione in aula da 35 studenti siamo passati a 9».
Lo scenario disegnato è quello di continue battute, allusioni, in alcuni casi offese. «Ci sono state anche mani appoggiate sulle spalle», raccontano alcune studentesse. Lui all’uscita tira dritto – «Non commento, mi dispiace. Ho un incontro col rettore». Difficile non pensare che l’argomento dell’incontro siano i contenuti delle lettere che hanno alzato la bufera.
Sotto l’insegna «Dimi» in via Branze la vetrata è costellata di manifesti colorati contro la discriminazione. «Mi ha detto che è un bel vestito attillato. Un po’ troppo per un fisico come il mio», «Mi ha detto che ho dei begli occhi all’esame», «Mi ha detto che sono carina, un vero tesoro mentre gli parlavo del dottorato».
Sono solo alcune delle frasi riportate per la campagna #finiscequi promossa da UniBs. Sembra un ossimoro, una legge del contrappasso. Qui e ora. «In queste settimane in molti hanno riflettuto su questa coincidenza», ammette un ragazzo.




