«Dobbiamo alzarci in Europa, non contro l’Europa. Per difenderla dalle follie di alcuni europei. E quale luogo migliore di Brescia per dirlo, con il ruggito della leonessa». Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti conclude così il suo intervento, ingraziandosi la parte di bresciani presenti, ma procurandosi una buona dose di applausi anche dal resto del pubblico.
Siamo all’Area12 Hub, in città. L’occasione è «Alzati Europa», giornata organizzata dall’eurodeputato bresciano Paolo Inselvini, eletto con Fratelli d’Italia e membro del gruppo dei Conservatori e riformisti europei. Più di dieci ore di confronto, con molti ospiti che si sono alternati sul palco. Al centro – come suggerisce il titolo – il futuro dell’Europa, declinato in diversi aspetti: dalla sovranità alimentare all’immigrazione, passando per occupazione ed energia.
Tra gli invitati, come detto, anche Tommaso Foti che, con Inselvini e il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Lombardia Carlo Maccari, ha parlato dell’industria italiana e della sua competitività in Europa e nel mondo.
Industria
«La prima Commissione von der Leyen, invece di cercare un equilibrio tra sviluppo, ambiente e sistema produttivo, ha trasformato la transizione ecologica in una sorta di ideologia. E come tutte le ideologie, anche questa rischia di programmare la vita delle persone dalla culla alla bara», ha detto il ministro. Foti ha poi precisato che la sua non è una difesa a tutti i costi del petrolio, ma «la volontà di non fare il passo più lungo della gamba».
A fargli eco è stato Inselvini: «C’è chi continua a sostenere che l’Ets abbia fatto bene all’ambiente e che dunque sia stato giusto introdurlo. È vero che in Europa sono diminuite le emissioni, ma è diminuita ancora di più la produzione industriale. In proporzione, quindi, abbiamo inquinato molto di più, perché abbiamo consegnato una parte rilevante della produzione, in particolare quella manifatturiera, alla Cina e ad altri Paesi».
A questo si lega anche la questione delle rinnovabili e del nucleare. Sull’energia atomica, per Foti, l’Italia paga ancora oggi le conseguenze del voto del 1987. Quanto alle rinnovabili, il ministro ha ricordato che «non esistono solo eolico e solare: c’è anche l’idroelettrico, che rappresenta una quota fondamentale della produzione rinnovabile italiana».
Qui si innesta il tema delle concessioni. «L’Italia rischia di essere l’unico Paese europeo costretto a mettere a gara le concessioni delle grandi centrali idroelettriche – ha precisato Foti –. Le imprese europee potrebbero partecipare alle gare in Italia, ma le imprese italiane non avrebbero analoghe opportunità negli altri Paesi. Il risultato è che oggi abbiamo miliardi di investimenti bloccati, perché chi dovrebbe intervenire non sa se domani potrà ancora gestire quegli impianti».
In regione
I protagonisti dell’incontro non si sono soffermati soltanto sulle questioni legate all’industria. Sollecitato da Inselvini, Maccari ha indicato alcuni punti in vista delle elezioni regionali del 2028. «Penso che oggi tocchi a un altro attore della coalizione mettere a disposizione le migliori risorse, i migliori candidati e le migliori energie per dare a questa regione la miglior guida possibile – ha sottolineato –. Dobbiamo riportare al centro la sussidiarietà. Questa regione ha bisogno di rileggere i propri fondamentali, dando ai cittadini, singoli e associati, la possibilità di essere protagonisti nel dare risposte anche ai bisogni dei propri vicini di casa».
Politica estera
Il ministro Foti, invece, si è espresso anche sulla politica estera dell’Italia e sul rapporto con gli Stati Uniti. «Non dobbiamo confondere i rapporti tra i Paesi con le polemiche del momento (lo scontro Trump-Meloni). L’Italia ha un rapporto economico molto forte con gli Stati Uniti: molte imprese italiane lavorano con aziende statunitensi e viceversa».
Per Foti «l’Italia di Giorgia Meloni è diversa dal passato. Al G7 è stato approvato un documento importante grazie al quale è stata ribadita la volontà di difendere la libertà dell’Ucraina e di lavorare per la stabilità internazionale, anche rispetto alle crisi in Medio Oriente. In questo momento dobbiamo difendere l’Occidente per come lo abbiamo sempre pensato: per i suoi valori, per le sue tradizioni, per le sue libertà».




