Cronaca

Medici pensionati, uno su due lavora «per passione e senso d’identità»

La quota sale al 60% nei primi 5 anni. Emerge da un sondaggio dell’Ordine di Brescia
La metà dei medici pensionati continua a lavorare
La metà dei medici pensionati continua a lavorare

Altro che vacanze a raffica, possibilità di coltivare i propri hobby e giornate trascorse senza guardare finalmente l’orologio: un medico su due, nel Bresciano, continua a lavorare nonostante percepisca già la pensione. Le ragioni? La grande passione. E il fatto che la professione rappresenti «un elemento costitutivo» della sua identità. È quanto emerge da un sondaggio che l’Ordine dei Medici di Brescia ha sottoposto ai suoi iscritti con almeno 62 anni d’età.

Il campione

Vi hanno risposto in 728 (il 35% donne) su 2.956. I risultati sono stati riferiti dal curatore Angelo Bianchetti sulla rivista dell’Ordine «Brescia Medica» che viene pubblicata in rete e inviata in forma cartacea a tutti gli oltre ottomila iscritti. A ricevere l’assegno pensionistico (il trattamento più frequente è quello Inps, segue l’Enpam) è il 72% degli intervistati: gli altri, nella maggior parte dei casi, non hanno raggiunto i requisiti per ottenerlo. I dati più significativi emersi dallo studio sono due: il 51% dei medici in pensione svolge ancora una qualche forma di attività lavorativa, quota che sale al 60% se si considerano solo i primi cinque anni.

Chi sì

A non essersi fermati sono più uomini (58,8%) che donne (32,70%). La ragione può essere legata alla necessità di assistere o prestare aiuto ai familiari. Chi lavora svolge soprattutto attività ambulatoriali (il 44%), meno di uno su 10 è rimasto in ospedale, pochi (il 4%) nelle case di riposo, alcuni si dedicano al volontariato (il 16%) e i restanti si occupano per esempio di formazione, consulenza, visite domiciliari o hanno incarichi di direzione sanitaria. Entrando nel merito delle motivazioni, Bianchetti (consigliere dell’Ordine) fa notare che «non sono economiche, né legate alla necessità di occupare il tempo in assenza di hobby e interessi. Si continua a lavorare soprattutto perché la professione di medico resta una passione e una componente costitutiva della propria identità». Nella maggior parte dei casi i camici bianchi lavorano una quantità limitata di tempo (5-10 ore alla settimana il 30,6%, 11-20 il 23,8%), ma c’è anche chi è impegnato oltre 40 ore (il 6,3%). Una curiosità: «Hanno risposto al sondaggio anche ultra 85enni, perlopiù internisti, che non si sono mai fermati».

Chi no

A non lavorare, invece, è il 49% dei medici in pensione che hanno accettato di partecipare. I più (79%) hanno interrotto subito l’attività, gli altri l’hanno fatto in modo graduale. La motivazione principale alla base della loro scelta è «la volontà di coltivare altri hobby - spiega Bianchetti -, seguita dalla bassa remunerabilità dell’attività e dalla scarsa motivazione. Elementi, questi, che dovrebbero farci riflettere». Meno influenti sono le motivazioni legate alla salute. Soprattutto per le donne, si diceva, una importante ragione è la necessità di seguire i familiari, si pensi ai genitori molto anziani o ai nipotini.

Sentiment

Sia che continuino a lavorare, sia che abbiano smesso, i medici in pensione si ritengono in generale soddisfatti (68,4% uomini e 59,8% donne). A tutti è stato chiesto: «Se tornasse indietro, cosa farebbe?». La maggioranza ha risposto: «Le stesse cose». Quasi 4 su 10 dedicherebbero più tempo alla famiglia. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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